Quando gli arabi salvarono la cultura classica

Se oggi sentiamo nominare la parola “arabo” o “Islam” la mente corre subito ai tagliatori di teste dell’ISIS oppure ad Al-Qaeda. In ogni caso pensiamo a persone intolleranti, senza pietà, capaci solo di odiare e distruggere. Non voglio dilungarmi sul fatto che la religione, in questo caso, è solo una scusa per i fini più abietti, anche perché esula dagli intenti di questo articolo.

C’è stato un tempo in cui la cultura araba era ai massimi livelli per le conoscenze scientifiche. Molti autori classici, come Euclide, ci sono stati tramandati attraverso gli scritti arabi. L’eccellenza raggiunta dalle popolazioni arabe in campo medico, matematico e, più in generale, scientifico, non aveva eguali nel mondo di allora. La Baghdad a cavallo tra l’Ottavo e il Tredicesimo secolo, ha visto fiorire il sapere sotto diverse forme. Una conoscenza che veniva esercitata nella “Casa della Sapienza”, una sorta di agorà del sapere dove erano i discepoli a scegliere i maestri.

Un documentario di circa mezz’ora ce lo racconta con il commento dello storico Alessandro Vanoli

Qui la visione del documentario

Nulla a che vedere con le immagini di oggi, dove guerra e odio sembrano non trovare alcuna alternativa.

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