Renzi e la democrazia

A scuola ci viene insegnato che la democrazia l’hanno inventata ad Atene. E che Churchill (ma forse questo a scuola non viene detto) la definì un sistema imperfetto ma cionostante il migliore sulla piazza.
Se vogliamo seguire le semplificazioni ed identificare in Pericle il fondatore della democrazia dobbiamo anche capire che di fatto tale mutamento inventò quella cosa che chiamiamo politica.

Democrazia. Molti traducono governo del popolo. Chi si è letto i saggi di Luciano Canfora sa che dietro questa parola c’è molto di più e che la traduzione è riduttiva.
Sicuramente democrazia non è meramente il governo dei molti, giacché, ricorda Aristotele nella sua Politica, se i ricchi fossero la maggioranza nessuno chiamerebbe il governo di quella maggioranza democrazia. Duemila anni prima di Marx, Aristotele puntava il dito nel punto giusto. La parola democrazia denota uno scontro sociale.
La democrazia è il governo di chi ha meno. Degli esclusi dai diritti. Del popolo inteso come coloro che normalmente non contano.
La democrazia la fonda Pericle nel senso che egli dà voce a chi non l’aveva.
Ma ci si scorda troppo spesso come Pericle fosse un membro di quei pochi che si contrapponeva storicamente ai molti. La democrazia l’ha inventata un aristocratico.

Non mi interessa qui delineare le ragioni di questa scelta da parte di Pericle (tempo e spazio sono ristretti e questo è un blog, non un saggio) ma il suo gesto di rendere l’Assemblea dei cittadini lo strumento principe del governo della città ampliò il numero di chi decide in un modo che era tanto nuovo e dirompente per quei tempi che le altre potenze greche, Sparta in primis, si logorarono in una guerra fratricida (la famosa Guerra del Peloponneso) con il fine ultimo di cancellare tale modello politico. Lo scontro tra Atene e Sparta fu appunto e soprattutto una contrapposizione di modelli politici (uno rigidamente oligarchico, Sparta, contro uno allargato, Atene).
E ricorda tuttavia Tucidide, il grande storico di quella guerra, che il potere democratico si esercita attraverso la persuasione.
La democrazia dunque è questione di consenso.
Era ciò che faceva incazzare Platone come una vipera. Il fatto cioè che la democrazia non guardi alla morale, al giusto, al bene, ma che si fondi sul pluralismo. Ecco spiegato il fiorire della sofistica, della retorica. Ora forse risulta più chiaro cosa volessi dire quando ho scritto che Pericle ha inventato la politica.

Pericle era un maestro nel creare ed ottenere consenso. Così come non lo furono i suoi epigoni (Cleone in primis, un Grillo ante litteram), che lo ottenevano facilmente ma anche pericolosamente parlando alla pancia dei cittadini. Un consenso, quest’ultimo, più facile ma meno duraturo.
Ecco che quindi il confine tra democrazia e populismo è sottile. O forse meglio potremmo dire che nessuna democrazia, per il modo in cui la forma democratica è costruita, può considerarsi immune dal populismo.

Ora che c’entra Renzi?
Sono passati millenni, la società e l’idea stessa di democrazia sono diverse ma la politica, quella è ancora tale e quale.
Renzi ha ben capito fin dagli albori della sua carriera politica qual è il gioco della democrazia. Ottenere il consenso.
Per questo è sempre in corsa. Rilancia. Spiazza. Vira. Cambia verso per poi anche tornare indietro ma sempre guardando in avanti.
Questo è il gioco democratico. Se non vi piace, potete non prendervi parte (io per esempio, non voto). Ma si gioca così.

La Sinistra moralista che vede in Renzi un pericolo per i lavoratori (e forse è davvero così) la smetta di lanciare allarmi, di indignarsi, di scioperare, fare l’offesa.
Si rimbocchi le maniche e provi a vincere. Ad ottenere consenso. Non si possono sempre incolpare gli elettori che “non sanno quello che fanno”. Se non riesce a convincerli, il problema sta in chi li arringa.
Soprattutto la Sinistra non può permettersi questo snobismo intellettuale nei confronti di tutto ciò che è popolare, finanche trash, disprezzando il prodotto di quelle classi che dice di voler tutelare. Se davvero si vuole educare il popolo prima, almeno, bisogna vincere.
Renzi, così come Berlusconi e anzi meglio di lui, ha mostrato di essere un grande giocatore a questo sport che chiamiamo politica (e forse ora sta arrivando un altro bravissimo giocatore ma molto più pericoloso che si chiama Matteo Salvini).
Se la Sinistra si ostina e fare la schizzinosa, rigorosamente isolata a bordo campo invece di partecipare, beh…Renzi continuerà a vincere. Perché gioca da solo. Senza avversari.

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