Hollywood ha paura di Pyongyang

The Interview, il film satirico sul dittatore nordcoreano Kim Jong-un, non uscirà nelle sale. La Sony Pictures ha fatto un passo in dietro, dopo un attacco hacker ai server della casa produttrice del film, a cui hanno fatto seguito delle minacce stile 11 settembre da parte di sedicenti “guardiani della pace”. Tutto sembra ricondursi a Pyongyang, che pare non abbia gradito la parodia sul “caro leader”. La Corea del Nord ovviamente nega l’accaduto e minaccia (quando mai) ritorsioni se gli Stati Uniti continueranno ad incolparli dell’accaduto.

Il film racconta la storia grottesca di due giornalisti americani, inviati in Corea del Nord per uccidere il folle e feroce dittatore che opprime quel paese asiatico.

E’ risaputo come ogni tiranno abbia paura della satira e una delle peggiori tirannie della Terra non è da meno. Il popolo nordcoreano, checché ne dicano Salvini e Razzi, è vessato da una dittatura familiare che rende la Corea del Nord un lager a cielo aperto.

The Interview non è il solo film sul tema ad essere stato cancellato. Anche “Pyongyang”, il film tratto dalla graphic novel di Guy Delisle, non verrà prodotto, sempre a causa della situazione tesa con la Nord Corea. La reazione dell’autore, che non partecipava alla sceneggiatura, rivela come invece il film andasse prodotto. In Pyongyang, Delisle, racconta la propria esperienza nella capitale nordcoreana e ci racconta come, al suo ritorno, abbia incontrato difficoltà nel pubblicarla, proprio per timore di ritorsioni da parte della dittatura.

La graphic novel dell’autore canadese descrive in maniera ironica una nazione chiusa a doppia mandata dall’interno e l’isolamento che percepiscono i pochi stranieri residenti nella capitale. Una popolazione che vive all’ombra del culto del “presidente eterno” Kim Il-Sung, parodia di se stesso e della dinastia Kim che è al vertice della piramide sociale in Corea del Nord.

La Pyongyang descritta da Delisle è una città semi fantasma, con alberghi di “lusso” aperti soltanto per gli stranieri e che offrono cibo “unto e pesante”. Una città dove la notte si è immersi nel buio perché l’energia elettrica è razionata e solo i monumenti del regime sono illuminati. La sensazione che ti lascia è quella di una commedia grottesca, una farsa dove ciascuno dei cittadini protagonisti recita la sua parte su un palcoscenico fatto di cartapesta scadente. Un Paese dove si è bombardati continuamente dalla retorica del regime con trovate fuori luogo e di dubbio gusto, come le canzoni sulle gesta del “caro leader” urlate agli operai che lavorano senza protezioni nei cantieri.

Il racconto di Delisle ci fa vedere il dualismo che vive ciascun cittadino nord coreano, combattuto tra l’allineamento ai precetti del regime, astrusi e paradossali, e la curiosità al cambiamento. L’autore riesce a farci sorridere con questo racconto, ma è un sorriso un po’ amaro, che fa riflettere come sia possibile tenere sotto sequestro fisico e culturale un’intera nazione.

Proprio per questo la produzione di quest’ultimo film non andava cancellata, perché il mondo deve sapere cosa succede in Corea del Nord.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...