The Lady, i rossetti e il talento

The Lady è la nuova web serie di Lory Del Santo. E’ gratis, c’è un canale su youtube che appartiene alla Del Santo su cui potete trovarla e vederla tutta. Sono dieci puntate di lunghezza variabile, dagli 8 ai 12 minuti circa. Una decina di giorni fa si è conclusa la prima stagione e dalle voci è molto probabile che ce ne sarà una seconda. Nel corso degli ultimi tempi ne ho sentito parlare ovunque e in un attimo è diventato una specie di fenomeno, un argomento su cui hanno scritto Francesca Petretto, sul suo blog all’interno del Fatto Quotidiano, Vice.com, Darlin.it, Wired.it, e tanti altri.

E’ difficile capire da che angolazione prendere The Lady. Per chi non la conoscesse, spiego brevemente di cosa si tratta. The Lady racconta la vita di una ragazza di nome Lona, una giovanissima vedova che ha ereditato dal marito un impero economico che ruota soprattutto intorno al mondo della moda. Lona è impegnata sentimentalmente con un uomo geloso e possessivo, tanto da diventare violento. Nel corso delle puntate conosciamo il mondo di Lona, che gravita attorno ai concetti di bellezza e lusso. Qualsiasi cosa non abbia questi attributi è esclusa dalla sua vita. Lona è combattuta: non sa se restare con il suo attuale ragazzo o mettere fine a questa travagliata storia che non le lascia pace. Lui è violento ma è anche bello, è geloso ma è anche appassionato. Che fare? Intanto personaggi piuttosto casuali sfilano tra le scene e danno vita ad accenni di storie che non si concretizzano mai né arricchiscono la trama principale.

Brevemente, due parole sul comparto tecnico. La serie è scritta, prodotta e diretta da Lory Del Santo che ha fatto anche da operatrice, direttrice della fotografia e, ovviamente, del casting. Rare volte mi sono imbattuto in un prodotto tanto scadente. La fotografia manca perfino delle basi, i colori sono brutti e il bianco mal bilanciato. La regia è semplicemente assente, sia nella direzione degli attori che nella scelta delle inquadrature, oltre ad accumulare una quantità impressionante di scavalcamenti di campo. La scrittura poi, che dovrebbe essere la base di un prodotto audiovisivo, è confusa, sterile, vuota. In perfetto accordo con l’espressività degli attori, peraltro.

Costantino Vitagliano in una scena di The Lady

Gloria Contreras in una scena di The Lady

A una prima occhiata The Lady mi è parsa spassosa. La guardavo e non potevo fare a meno di sentirmi un po’ meglio con me stesso come scrittore e anche, perché no, come persona. Perché il mondo mostrato in The Lady è davvero il fondo dell’animo umano. Sia chiaro, non giudico le persone che hanno preso parte al progetto da un punto di vista personale, non le conosco. E’ quel mondo immaginario di personaggi vuoti, belli quanto può essere bello un riflesso che di per sé non ha né consistenza né significato, che rassicura. La sensazione che con tutti i miei difetti almeno, per fortuna, non sono così.

Un’altra parte di me è inquieta, direi. Non tanto perché questa serie esiste, alla fine si tratta di un prodotto gratuito distribuito su Youtube e finanziato con soldi privati. Sono inquieto perché non so quanto sia estesa la fetta di pubblico che potrebbe davvero rispecchiarcisi. Amici e conoscenti hanno visto questa serie e ne hanno riso, giustamente; eppure non riesco a togliermi dalla testa il tarlo.

Lory Del Santo, Costantino Vitagliano e altri di The Lady sono persone famose. Persone che sono comparse e talvolta compaiono ancora in programmi televisivi di respiro nazionale, che vengono invitate nei talk show a commentare l’argomento del giorno. Non hanno particolari meriti artistici, sono semplicemente “personaggi televisivi”, una qualifica che di per sé non significa assolutamente nulla, eppure parlano alle folle e i loro volti e nomi sono noti a tutti. Da questo pensiero nasce l’inquietudine. Sono stati tutti quegli anni di TV berlusconiana? E’ stata la degenerazione culturale a spingere le folle ad apprezzare il rassicurante vuoto di questi personaggi e a nascondere i talenti sotto la sabbia? Mettersi a guardare un po’ di bellezza è facile: ti proietti in un mondo illusorio e ti coccoli per un po’. E’ l’altra faccia di una medaglia che conosciamo bene, quella delle scorregge, delle battute sulla merda, dei tormentoni e dei cinepanettoni. Una faccia ti racconta la bellezza e ti dice che puoi esser così, l’altra ti fa ridere togliendoti il peso di dover pensare al motivo.

E’ tutto qui?

Leonard Lauder, fondatore della nota casa di cosmetici Estee Lauder, ha ideato il lipstick index. Le ricerche di mercato indicano che le vendite di rossetti hanno un picco in tempi di crisi. Dopo l’11 settembre, ad esempio, ci fu un enorme rialzo di vendite. Questo indice suggerisce che le donne considerino il rossetto come un acquisto consolatorio. Quando i soldi scarseggiano, quando altri prodotti magari più importanti diventano inarrivabili (come auto o case), quando la fiducia nella società cala e aumenta la paura del futuro, si vendono rossetti. Sicuramente esiste un corrispettivo negli uomini e si potrebbe anche azzardare che questa foga generale di accaparrarsi l’ultimo modello di smartphone sia parte di questa meccanica. Comprarsi un rossetto, o qualsiasi altra cosa, per risollevare lo spirito mentre si sta affrontando un problema è un conto; farlo per consolarsi mentre si accantona il problema invece di trovare soluzioni (sicuramente faticose, magari anche dolorose), è un altro.

 

Negli ultimi anni mi sembra di assistere all’ultimo atto di questa commedia mediocre sulla meritocrazia distorta. I personaggi vuoti che hanno conquistato la televisione si riversano su Youtube, e da Youtube solo i personaggi che hanno dimostrato di avere una dose sufficiente di vuoto emergono, e si spostano in tv o al cinema. Che la Del Santo o chiunque altro voglia usare la rete per rinsaldare la sua fama e i suoi affari non mi stupisce, che Repubblica assuma come corrispondente Favij un po’ sì. Che si prenda Ruffini o Matano e li si porti addirittura a fare cinema anche. Soprattuto quando ci sono persone che svolgono un lavoro più che valido, tanto da ottenere finanziamenti direttamente dal loro pubblico (come Claudio Di Biagio per il film su Dylan Dog, Vittima degli eventi) o il plauso di Roberto Saviano (come Alessandro “Shy” Masala per il suo programma di informazione Breaking Italy).

Il talento, l’impegno e la passione non sono soltanto qualcosa di bello che merita di emergere, sono anche qualcosa di utile, in quanto dimostrano a chi è indeciso, demotivato, depresso o deluso fin dove si può arrivare. Non aiutano ad accantonare i problemi, è vero, per lo più te li sbattono in faccia ma almeno spingono a reagire. Anche io inizialmente ho riso di The Lady e l’ho consigliata a qualche amico. Però sono contento, adesso, di sentirmi inquieto più che rassicurato.

(NdA: ringrazio Giovanna M. per la consulenza durante la stesura di questo articolo)

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