L’islam, il cristianesimo e i paladini del pensiero limitato

Quelli di Parigi sono stati giorni convulsi, l’orrore ci ha svegliato dal torpore e l’onda emotiva ha pervaso non solo la Francia, ma tutta l’Europa. Onda emotiva che ha fatto diventare tutti Charlie Hebdo, non che abbia niente in contrario, ciascuno manifesta liberamente le proprie emozioni. Sulle pagine di blog e social network si è visto un fiorire di vignette inneggianti la libertà di satira, ultimo baluardo della libertà di fare la rivoluzione su internet. La satira da sempre osteggiata da tiranni e dittatori, proprio perché mette a nudo il potere attraverso la derisione, era diventata di colpo la miniera di “like” soprattutto per chi la satira non l’ha mai capita. E’ stato triste vedere la strumentalizzazione di questa vicenda da parte di chi, quando era oggetto di satira, ha sempre reagito con stizza, arroganza, dispotismo. Abbiamo assistito all’ipocrisia infame dei “sepolcri imbiancati” innalzarsi a paladini della satira. Non ci si poteva aspettare altro da chi, dell’ipocrisia, ha fatto il suo stile di vita.

Oltre questi insulsi omuncoli che si atteggiano a guru del web, si è visto un fiorire di articoli e opinioni che trattavano tutti lo stesso tema: siamo in guerra. Uno dei primi articoli che ho letto in proposito è stato quello del blog della giornalista Lucia Annunziata. Nel suo articolo riprende il concetto espresso da Papa Bergoglio: la terza guerra mondiale si sta svolgendo a capitoli. L’Annunziata va oltre, per lei quello che è accaduto a Parigi “non è terrorismo, ma un atto di una guerra che usa il terrorismo come strumento” e “questo sforzo bellico conta oggi assi orizzontali e verticali di collaborazione nel mondo tra le organizzazioni – unisce Isis e al Qaeda, va dal cuore dell’Africa all’Europa, al Medioriente”. Questo esercizio di retorica, oltre che essere superficiale, ammette implicitamente uno scontro di civiltà e risulta oltremodo semplicistico pensare che tutto si riduca ad una collaborazione tra ISIS e al Qaeda contro il “mondo occidentale”. Non me ne voglia la conduttrice di In Mezz’ora, ma tutto quello che scrive è soltanto ulteriore carne al fuoco per i paladini del pensiero limitato.

La domanda giusta è: si tratta di uno scontro tra civiltà islamica e civiltà cristiana? La risposta è no. Per il semplice fatto che, sia l’ISIS sia al Qaeda, non rappresentano l’Islam. Franco Cardini è uno dei massimi esperti di Islam italiano e forse europeo, e ci spiega in questa intervista come “la logica dello jihadismo è un’ideologia che ha una lontana origine religiosa e che in realtà, è un’ideologia di tipo politico”. L’Islam religioso e il concetto di jihad ce lo racconta sempre Cardini in questa lezione universitaria.

Bisogna quindi saper distinguere tra impegno religioso e atto politico. Non capire, o non voler capire, la differenza tra questi due aspetti è il cardine su cui si basano la maggior parte dei populismi che hanno affollato il web nei giorni successivi ai fatti di Parigi. Andiamo quindi dal troll infoiato in cerca di visibilità:

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all’esaltato nostalgico:

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Tutto terreno fertile per chi non aspettava altro per perseguire i propri interessi, in questo caso elettorali. Sto parlando di due personaggi della scena politica italiana e francese che si sono trovati, si sono piaciuti e rivendicano all’unisono le radici cristiane dell’Europa contro “l’invasione islamica che ci ha dichiarato guerra”: Matteo Salvini e Marine Le Pen. La posizione della Lega sul Cristianesimo è quella di difendere le radici cristiane. Poi basta guardare il tag Immigrazione sul sito internet di Salvini per leggere cose del tipo “prima gli italiani”, “stop invasione” e cavolate del genere. La Le Pen invoca addirittura la reintroduzione della pena di morte, alla faccia dei valori cristiani.

Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri

(Giovanni 13,34-35)

Questo recita il Vangelo, e nelle parole sia di Salvini che della Le Pen c’è tanto tanto amore.

Mischiare le carte, fare confusione, strumentalizzare e non riconoscere la differenza tra un atto politico come quello di ISIS e al Qaeda e la religione islamica, che è un’altra cosa. Insistere su questo errore vuol dire sottovalutare il vero problema: che un gruppo di mostri, il cui fine è imporre con l’omicidio brutale il loro pensiero (leggi: “nazisti”), sta facendo proseliti nei ceti emarginati della nostra società. E’ lì dove il nostro sistema sociale ha fallito, nei ghetti, nelle banlieue, tra gli emarginati vissuti nei sobborghi che il messaggio mostruoso fa presa. In chi è vissuto nella povertà e ai margini, con il senso di rivalsa verso quella società che lo ha escluso dal benessere, che cresce il seme dell’ISIS. Sono cittadini europei, nati e cresciuti in Europa, non gli immigrati venuti qui con il barcone scappando da guerre e miseria, rischiando la vita.

Il messaggio cristiano non è quello di accogliere gli ultimi, di andare tra gli emarginati? Chi dice di difendere i valori cristiani dovrebbe evitare facili populismi, come il crocifisso nelle scuole, e imparare ad accogliere il prossimo. E’ qui che la nostra società ha fallito, nel vero messaggio cristiano, travisato e calpestato da chi, come Salvini e la Le Pen, ne strumentalizza il concetto per esclusivo tornaconto politico. Niente di più lontano dal messaggio di Cristo.

In definitiva non esiste nessuno scontro di civiltà, solo una volontà politica di imposizione (ISIS) e l’unica risposta politica (oltre le bombe) è il becero populismo ipocrita dei paladini del pensiero limitato. Le cause prime vanno cercate nella nostra società, che vede il suo fallimento nell’incapacità di includere gli esclusi. Le politiche imperialiste di alcuni stati, come gli USA ma anche Gran Bretagna e Francia con tutto il codazzo NATO, hanno buttato benzina sul fuoco. Fuoco mai spento nella polveriera mediorientale. Inoltre, credere di essere una società superiore, come predicato da molti reazionari come Giuliano Ferrara, secondo cui “l’unica risposta è in una violenza incomparabilmente superiore”, ci rende simili ai mostri dell’ISIS. Identica motivazione che ha spinto Anders Breivik a compiere le stragi in Norvegia del 2011. Mostri che credono di essere i depositari dell’unica società possibile, dove o ci si converte o si muore atrocemente, nessuna differenza dunque con chi crede di appartenere a “una civiltà superiore”.

 

Immagine in evidenza tratta dal film: “Le Crociate” di Ridley Scott

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