Olio di palma: il minimo da sapere su questo ingrediente così diffuso da decenni.

Se fino a qualche tempo fa non lo avevate mai neanche sentito nominare, sono sicura che da qualche mese a questa parte, grazie all’attivismo di alcune associazioni, avrete sicuramente sentito parlare di questo ingrediente.

Ma cos’è l’olio di palma? Da dove si ricava? Quello che comunemente viene chiamato olio di palma, e che trovate indicato spesso con la dicitura più generica di oli vegetali sulle tabelle degli ingredienti, è l’olio che si ricava dalla polpa del frutto della palma. Mentre l’olio di palmisto (o olio di semi di palma) è ottenuto dai suoi semi. E’ sempre stato molto diffuso nell’Africa Occidentale ed ha iniziato a trovare impiego in Europa durante la rivoluzione industriale perché molto economico e un ottimo lubrificante per le auto. Al contempo se ne scoprì un buon impiego anche nel settore cosmetico, soprattutto nei saponi. Le prime piantagioni agli inizi del ‘900, furono fondate dagli inglesi in Malesia, che tuttora rende il 39% della produzione mondiale.

I problemi legati a questo prodotto non sono pochi, ma essenzialmente si tratta di due questioni: la questione della nostra salute personale, legata al consumo che ne facciamo (inconsapevole e non) e il problema ambientale, che ci riguarda indirettamente ma anche non.

La composizione dell’olio di palma non è il meglio del meglio, anzi. In commercio ne viene fatto un impiego mastodontico, molto più grande di quanto immaginiate. Quindi in tutti i biscotti, merendine, taralli, pizze e focacce confezionati, ma anche nei più insospettabili crackers, quando troverete la dicitura generica oli vegetali o grassi vegetali, si tratta, in sostanza, sempre di olio di palma e/o palmisto. Se venisse impiegato quello integrale, poco male, perché quantomeno presenterebbe una buona dose di vitamine del gruppo A e B e antiossidanti che, però, col processo di raffinazione, vengono eliminati. Quello che resta è solo dannoso per la nostra salute, ovvero acidi grassi saturi, quindi trigliceridi: responsabili di colesterolo LDL, malattie cardiovascolari, obesità, disfunzioni del sistema immunitario. Ovviamente di alternative sane ce ne sarebbero, ma va da sé che, quella dell’olio di palma, è la più conveniente non solo perché costa pochissimo ma anche perché, rispetto ad altri burri o oli, si conserva molto meglio ed è meno soggetto ad irrancidimento. In pratica permette a un determinato prodotto alimentare, che finisce su uno scaffale, di avere una data di scadenza lunghissima. Ma pensateci un attimo: se una crema spalmabile alla nocciola può conservarsi nella credenza o su uno scaffale anche quasi due anni, è normale? Il problema principale è che fino a poco tempo fa (parlo di almeno 10 anni fa, ma se facciamo un salto indietro di 20 anni ancora peggio) non ci si preoccupava minimamente di cosa ingerire. Ci affidavamo al supermercato, a quello che lo scaffale e le pubblicità coi bei bambini a tavola a colazione tutti insieme allegramente ci proponevano, e noi emulavamo. Le mamme ci compravano le merendine che volevamo con tanto di sorpresa all’interno ed eravamo tutti contenti. Nel frattempo, appunto, ci siamo abbuffati di grassi saturi e poi ci si stupiva così tanto del proliferare di patologie e obesità infantile. Ovviamente il problema della salute, e quindi dell’assunzione di alimenti ad alto contenuto di olio di palma, ma anche di grassi saturi in genere, è (come sempre) legato alla quantità. E’ ovvio che se l’assunzione non è massiccia e quotidiana, non rappresenta un vero pericolo per il benessere fisico. Se poi scegliamo di nutrirci esclusivamente di grassi insaturi (olio evo, avocado, frutta secca, salmone, ecc.) sarebbe ancora meglio. Inoltre, se pensate che viene impiegato anche nel settore dei combustibili, diventa ancor meno appetitoso.

Se poi andiamo a vedere come viene prodotto quest’olio e in che modalità, si apre tutt’altro capitolo. Seppure si cerca di foderare di prosciutto gli occhi del consumatore, le informazioni trapelano e molte associazioni che si occupano di ambiente, come Green Peace ad esempio, da tempo si occupano della salvaguardia delle foreste e del boicottaggio di tecniche barbare di disboscamento. Habitat naturali, dal valore inestimabile, come le foreste indonesiane, che vengono rase al suolo, insieme logicamente a tutti gli animali che le popolano, per far spazio alle coltivazioni. E’ nomale distruggere un intero ecosistema, così prezioso, con tanto di specie in via d’estinzione come oranghi e tigri, per far arricchire chi ci vuole rimpinzare di schifezze?

La scelta, come al solito, è personale e sta alla sensibilità di ognuno. Da poco tempo alcune associazioni si stanno occupando di raccogliere firme per eliminare l’olio di palma da una vasta gamma di prodotti industriali. Anche se basterebbe non acquistarli e farsi due biscotti in casa che ci vogliono poco più di cinque minuti. Forse basterebbe solo una buona informazione fatta come si deve per smuovere un minimo la coscienza e la sensibilità delle persone, sia nel rispetto del mondo in cui viviamo, che della considerazione che abbiamo per la nostra personalissima salute.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...