Il padrone della festa

Il Padrone della Festa è il frutto di una brillante collaborazione tra tre cantautori italiani: Max Gazzè, Daniele Silvestri e Nicolò Fabi. Cosa inusuale in Italia dove, a differenza di altri paesi, raramente si vedono collaborare a stretto contatto dei musicisti. L’album che ne scaturisce è un’opera delicata, ben suonata e ben arrangiata. Si sentono gli influssi di tutti e tre gli artisti mescolati alla perfezione, cosa non banale visto che ciascuno ha un suo stile molto particolare. Quello che mi ha colpito al primo ascolto è stato il testo della traccia iniziale: Alzo le mani. In un mondo sempre più dominato da “custodi della verità”, arroganti e onniscienti, che non si mettono mai in discussione, il brano è un inno ai propri limiti. Il testo recita tanti suoni familiari come il rumore delle chiavi al rientro del partner, lo squillo del telefono quando lo aspetti, il rumore delle dita del padre dell’autore sulla Olivetti. Suoni che decontestualizzati non significano niente, ma carichi di significato per il carico di emozioni che si portano dietro. Emozioni che gli autori sanno bene di non poter far provare ai loro ascoltatori, infatti:

Io non suonerò mai così

Posso giocare, intrattenere, far tornare il buon umore o lacrimare

Ma non suonerò mai così

Non è solo cosa diversa, è una battaglia persa

Alzo le mani

Ho trovato molto significativo che il brano di apertura dell’album sia stato proprio questo, è come se avessero voluto dire: “Ok, questa è musica, ma le emozioni che da’ la vita sono un’altra cosa”. Un altro brano molto interessante è Life is Sweet. Qui si sente il tocco di Gazzè, che riesce a far diventare elegante un qualsiasi motivetto ossessivo, e la metrica del testo è piacevolmente incalzante come nei migliori pezzi di Silvestri. In complesso l’album è pienamente riuscito, tranne un pezzo a mio avviso un tantino banalotto (Canzone di Anna) che sa di già sentito.

Questo tipo di collaborazioni dovrebbero essere più frequenti visti i risultati, tra l’altro voglio segnalarvi un’iniziativa cui i tre artisti si sono fatti promotori. In molte città del mondo, le metropolitane hanno degli spazi riservati per i “suonatori di strada”: per sensibilizzare l’amministrazione comunale Roma a fare lo stesso, i tre hanno improvvisato un concerto alla stazione della metro di Roma Anagnina.

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