La proposta del deputato francese Vèran: NO all’anoressia in passerella. Emendamento per ora non approvato.

La Francia è uno dei Paesi industrializzati col più alto tasso di persone che soffrono di disturbi alimentari. Negli ultimi anni è proprio da lì che sono partite un po’ di proposte e iniziative per cercare di contrastare questa malattia, che non rappresenta solo un “disturbo”, ma un vero e proprio cancro sociale. E’ stata Isabelle Caro, nel 2007, a lanciare un primo e significativo urlo di denuncia con la campagna di Oliviero Toscani. Modella e attrice che ha sofferto di questa grave malattia sin dall’età di tredici anni, e che purtroppo proprio non è riuscita a uscirne (morendo nel 2010). Nonostante ciò, ha impiegato gli ultimi anni della sua breve vita dedicandosi a far conoscere questo male al mondo intero, denunciando il mondo della moda che istiga all’anoressia e al disturbo alimentare, andando contro anche alle numerose critiche assurde e irrazionali.

Qualche giorno fa non è stata approvata la proposta del deputato e medico francese Olivier Vèran, che presentava una semplice e logica legge: punire con multe fino a 75mila euro agenzie di moda che fanno lavorare ragazze in grave sottopeso. Non è forse la cosa più normale del mondo? La proposta prevedeva che le modelle si sottoponessero a controlli medici periodici in cui venisse attestato il loro stato di salute, niente di troppo assurdo o scabroso, anzi. Non dovrebbe essere un obbligo, quello da parte dello Stato, di preservare la salute dei cittadini?

Vèran dichiara al Times: “Se sei una modella è importante passare il giusto messaggio alle ragazze, ossia che bisogna mangiare e prendersi cura di sé. È intollerabile promuovere la cattiva nutrizione e sfruttare commercialmente persone che mettono a rischio la propria salute. L’impatto sociale causato dall’immagine convogliata dalla moda, che porta le ragazze a pensare di dover essere magre ad un livello patologico per essere belle e sfilare in passerella, è estremamente grave”.

Eppure, nonostante sia scontato che la norma dovrebbe essere questa (ovvero che nel campo dell’immagine per eccellenza, quello della moda appunto, dovrebbero comparire perlopiù immagini sane, che diano un esempio positivo), tale proposta di legge non è stata accolta perché rappresenterebbe una discriminazione.

Ora: a me questa cosa manda ai pazzi. I modelli di riferimento, le immagini, la moda, le copertine patinate sono l’intero mondo, artefatto e posticcio, di praticamente il 90% dei giovani. Un disturbo alimentare, ovviamente, subentra per una moltitudine di fattori. Non è colpa della moda, questo è scontato. Ma è altrettanto ovvio che un ruolo predominante e decisionale ce l’hanno proprio le copertine, le passerelle e i cartelloni pubblicitari. Una ragazza molto giovane e/o molto fragile, già soggetta a turbe di varia natura, si sente letteralmente bersagliata dalle immagini che la circondano e dovrebbe essere un dovere dello Stato quello di sincerarsi che tali immagini siano positive e che non inducano, invece, a un concetto totalmente distorto di “bello”. Anche perché non è una cosa soggettiva lo stato di salute, ma esistono dei parametri medici (BMI) per valutarlo stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Recentemente si sta propendendo, forse almeno in minima parte, verso la giusta direzione. L’immagine inflazionata di oggi, rispetto a quella del 2007 ad esempio, è variata di molto. Circa 10 anni fa le modelle avevano davvero raggiunto un aspetto orrendo, lasciatemelo dire, malato. Perché qui non si tratta di discriminare una persona malata, anzi. A quella persona andrebbero garantite le migliori cure del caso. Le discriminazioni sono quelle che fanno i media e che hanno fatto, soprattutto fino all’altro ieri, nei confronti delle donne e persone che costituiscono “la norma”. Praticamente è molto più in salute un campione a caso di popolazione femminile, che un campione a caso di modelle. Però loro sono “nel giusto”, agli occhi di una ragazza giovane e inesperta. Garantire lo stato di salute dei cittadini dovrebbe essere la normalità. Prendere una direzione salubre, per il settore della moda, dovrebbe costituire un dovere incontrovertibile. Insegnare ciò che è sano e ciò che non lo è, anche solo con l’ausilio delle immagini (che hanno un impatto notevole), dovrebbe essere la regola. Il messaggio che andrebbe passato, a mio avviso, dovrebbe essere SANO. Niente di più e niente di meno. Niente corpi emaciati e niente corpi in eccessivo sovrappeso. Perché quelli, che ci piaccia o no (per me è assurdo), raffigurano i cosiddetti “modelli di riferimento” per la massa e non c’è cosa più scontata che siano una rappresentazione di ciò che è salutare.

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