Agorà e la comunicazione di Stoppa e Pro-test

Dopo le ultime discussioni a proposito di Stoppa, Pro-Test e divulgazione scientifica mi è tornato in mente Agora. Si tratta di un film del 2009 per la regia di Alejandro Amenábar che ebbi il privilegio di vedere alla presentazione a Cannes. La pellicola si ispira (ovviamente adattandola) alla vita di Ipazia, famosa matematica, astronoma e filosofa greca vissuta ad Alessandria d’Egitto tra il IV e il V secolo.

Agora: locandina

Come ho detto già altre volte, e vorrei che fosse chiaro, il cinema della scienza in sé per sé se ne frega. E’ materia narrativa, metafora di altro. Ipazia è una donna dalla mente brillante, completamente devota alla scienza. Il sistema tolemaico la lascia dubbiosa: che i pianeti si muovano in cerchi dentro altri cerchi le sembra forzato, troppo artificioso, considerato che la natura è maestra assoluta della semplificazione. Ipazia recupera quindi le teorie di Aristarco, un modello eliocentrico in cui la Terra viene “declassata” da centro del creato a pianeta, cioè a un corpo errante al pari di tanti altri. Tuttavia molti elementi non quadrano. Com’è possibile, se la Terra si muove, che le mele cadano ai piedi dell’albero e non molti metri più indietro? E perché il vento non ci soffia sulla faccia? E perché in certi momenti dell’anno fa più caldo che in altri? Ipazia continua i suoi studi mentre fuori imperversa il caos. Prima la guerra è tra cristiani e pagani, poi tra cristiani ed ebrei. Il conflitto finisce anche dentro l’accademia di Ipazia e si conclude con un immenso rogo di libri e la distruzione della cultura.

Tutto questo si collega a Stoppa, ai Pro-Test e a tutte le vicende simili attraverso un unico concetto: quello di polemica. La polemica è un’arma a disposizione del dibattito in cui, per farla molto molto semplice, una parte cerca di prevalere sull’altra non attraverso delle argomentazioni più convincenti ma usando armi come il discredito e la pressione. In particolare il processo polemico si svolge in tre passi. Primo: smetto di confutare i tuoi argomenti per quello che sono e invece attacco te per come li hai esposti. Secondo: dal cattivo giudizio sulla tua esposizione, passo al cattivo giudizio di te come persona. Terzo: una volta provocato un cattivo giudizio di te, torno alle tue argomentazioni e le sminuisco. Questo meccanismo non porta assolutamente niente di utile al dibattito, ma funziona specie quando il pubblico che segue la discussione non è dei più accorti.

In Agora, Ipazia si trova al centro di una guerra ideologica. Ognuno cerca di prevaricare gli altri non per portare progresso nel mondo ma per affermare la propria visione della società e soprattutto per acquisire potere. Non sono migliori gli studiosi tra cui si schiera anche il padre e maestro di Ipazia. Quando i cristiani arrivano alle porte dell’accademia e offendono gli idoli pagani dei sapienti, questi decidono che “all’offesa si deve rispondere”. Ipazia cerca di convincerli che no, non è vero, e se anche fosse rispondere alle offese non è affare di un sapiente.
Il movimento della Terra e del Sole fa da filo rosso nel corso della trama. Tutti hanno una loro visione. I cristiani dicono che il mondo è uno scrigno di cui il cielo è il coperchio e il fondo la Terra, e invitano tutti a leggere le Scritture e a rispettare le verità che vi troveranno scritte. I vertici militari sono disposti a battezzarsi ma non per fede, semplicemente farebbero qualsiasi cosa pur di evitare una guerra civile che renderebbe la città incontrollabile. Per il quieto vivere, insomma, si può anche accettare che la Terra stia ferma e che il cielo sia il coperchio di un baule. Ipazia però non può farlo. Ipazia è una scienziata e quando le viene detto di battezzarsi lei rifiuta per una semplicissima ragione: “Voi non potete mettere in discussione quello in cui credete. Ma io devo.”

Ipazia continua a studiare e infine si pone la domanda fondamentale, arrivando a mettere in discussione le basi stesse della scienza che ha sempre studiato: e se questa ossessione che debba essere per forza il cerchio a governare gli astri ci stesse facendo perdere la strada? E se proprio non ci muovessimo in cerchio? L’idea dell’ellisse arriva qualche tempo dopo. Ipazia sposta il Sole dal centro del suo schema anche se, lei stessa ammette, “Non avere un centro mi spezza il cuore”.

Ahorà: Ipazia

Io non sono uno scienziato (e si sente), ma qualcosa sulla comunicazione la so. Il servizio di Stoppa per Striscia la Notizia ha un solo obiettivo, quello di sollevare il vespaio e fare audience. Un vespaio non si solleva proponendo spunti di riflessione al pubblico, invitandolo ad analizzare una questione e informarsi in proposito. Il vespaio si solleva parlando alla pancia delle persone, soprattutto a quelle che hanno voglia di sfogare la loro rabbia, che pensano di avere sempre ragione e che non vedono l’ora di giudicare qualcuno dal loro incontrastato trono di fronte alla televisione.
Allo stesso tempo il servizio di Pro-Test è un equivalente esempio di superficialità comunicativa. Non discuto sulla buona fede o sulle buone intenzioni, ma senz’altro non è una comunicazione efficace. E’ vera rabbia in risposta a quella fasulla di Stoppa, è il padre di Ipazia che decreta che “All’offesa si deve rispondere”. La sfida non è fare polemica attaccando Stoppa su una parola sbagliata, sulle sue qualifiche personali o professionali, ma far capire alle persone perché gli scienziati esistono e quale sia il valore di una ricerca. Il servizio di Pro-Test è una buona occasione mancata, un prodotto inefficace capace di piacere solo a chi già odia i pezzi di Stoppa e quindi si può godere dieci minuti di massaggio all’Ego.

Io lo chiedo da profano. Sono una di quelle persone che vorrebbero essere informate ma che non ha una preparazione accademica tale da poter fruire bene della divulgazione “alta”. Ho bisogno di quella, per citare questo stesso blog “che si fa davanti a una birra“. E’ compito dei divulgatori saper comunicare al pubblico, e sarebbe meglio farlo senza usare la polemica e senza farsi sedurre dalla tentazione di usare le armi del nemico per realizzare un prodotto che dice quello che penso io ma con il linguaggio che usa lui. Non funziona quasi mai.

Non vorrei che questo articolo suonasse come una condanna a Pro-Test. La volontà di divulgare è importantissima, oggi più che mai, ma secondo me occorre ricordare che avere buone argomentazioni non equivale a riuscire sempre a comunicarle. Anzi. E soprattutto occorre ricordare che non esiste mai un centro. Anche se questo ci spezza il cuore.

A parte Bottadiclasse, ovviamente. Chiaro.

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