Le prove INVALSI e la pancia del Paese

Il Governo si appresta a riformare la scuola (di nuovo), anche se sono ancora molti i punti di questa riforma che lasciano perplessi. Dal “più potere per i presidi” alla stabilizzazione dei precari (?), oltre alle maggiori sovvenzioni di cui si potranno avvalere le scuole private in barba a quanto detto dal premier Renzi su “… più soldi nella scuola pubblica”.

Di certo è risaputo che la scuola formi i cittadini di domani e una nazione che vuol investire sul proprio futuro deve avere una scuola efficiente. La scuola è fatta soprattutto dagli insegnanti, categoria fin troppo bistrattata nell’Italia di oggi dove vige più il pensiero di “pancia” che il ragionamento di “testa”, sarà anche colpa del declino di una società che non ha saputo dare una risposta in termini di futuro migliore ai suoi cittadini.

Questo ragionamento di pancia è un po’ quello che, a nostro modo di vedere, ha portato all’introduzione del test INVALSI. Lo scopo sarebbe quello di valutare l’apprendimento degli studenti. Sono tante le criticità di questa prova che la rendono del tutto inefficace allo scopo cui si prefigge, ma le parole migliori le hanno avute due insegnanti australiane per i loro alunni alla vigilia dell’equivalente INVALSI in Australia.

Dovrebbe far riflettere sul ruolo chiave che hanno gli insegnanti nella vita di un ragazzo.

Le persone che correggeranno questo test non sanno che alcuni di voi amano cantare, che sono bravi a disegnare o che possono insegnare agli altri come usare un programma del computer.
Non hanno mai visto con che grazia alcuni di voi danzano o sanno parlare con fiducia di fronte a un grande gruppo di persone.
Non sanno che i vostri amici possono contare su di voi quando sono tristi. Non sanno che fate sport, che aiutate mamma o papà o che giocate con il vostro fratellino, la vostra sorellina o i vostri cugini.
Non sanno che vi prendete cura degli altri e che ogni giorno fate del vostro meglio. Perché queste qualità non possono essere testate.
Il punteggio che otterrete da questo test vi dirà come siete andati quel giorno, ma non potrà dirvi tutto.
Non potrà dirvi che siete migliorati in qualcosa che una volta trovavate difficile. Non potrà dirvi che illuminate le giornate della vostra insegnante. Non potrà dirvi quanto siete incredibilmente speciali.
E allora venite a scuola pronti a fare del vostro meglio al test. Ma ricordatevi che non esiste alcun modo per “misurare” tutte le cose meravigliose che fanno di voi quello che siete!

Cordiali saluti,
Mrs Egan, Mrs Schluter e Miss Bailey

Ecco: una possibile valutazione dell’apprendimento dovrebbe proprio tener presente lo sviluppo di una persona a 360 gradi. Ci sono studi (di cui Gardner è il caposcuola) che dimostrano che l’intelligenza non è univoca, ma esistono molteplici “intelligenze”. La stessa Montessori, che ha dedicato la sua intera vita allo studio e al perfezionamento di un metodo educativo, affermava che l’insegnamento doveva essere potenziamento e valorizzazione delle risorse individuali. Per questi e tanti altri motivi mi si “accappona” la pelle quando in sede di INVALSI, in caso di risposta aperta, “si deve tener conto dell’esatta risposta fornita sul manuale per la correzione”, senza considerare che ogni situazione può avere più soluzioni, più punti di vista (andatevi a leggere l’aneddoto del “problema del barometro” e capirete di cosa parlo).

Quando poi sento alcuni pontificare che, in nome della meritocrazia, è giusto valutare quanto gli alunni abbiamo appreso in modo da avere una valutazione sull’operato degli insegnati, mi viene da sorridere e penso al famoso dito che indica la luna. Il populista arrabbiato con il mondo in questo caso osserva la punta dei suoi piedi, troppo concentrato su se stesso per poter solo concepire che certe cose non si possono misurare. Costui chiede conto della produzione degli insegnanti, ma basta guardare il livello di questa sua richiesta per capire che in effetti, i suoi di insegnanti, non è che abbiano fatto un buon lavoro…

Grazie Luthien per la stesura a 4 mani

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