La Grecia, la democrazia e i tecnocrati europei

E’ interessante notare come la stampa europea disegni la Grecia e la sua amministrazione, come una massa di scansafatiche dediti soltanto allo sperpero. Peccato che questa sia soltanto una parte di quello che sta succedendo nell’Europa del 2015. La Grecia avrà sicuramente le sue colpe e non è un segreto che i governi ellenici siano stati negli ultimi 10 anni più “cicale che formiche”, volendo usare la metafora in voga a Bruxelles. Le ricette della Troika e dei burocrati d’oltralpe si sono comunque rivelate del tutto inefficienti, dimostrando che le politiche di rigore e austerità non sono la soluzione a questa crisi economica che ormai da 10 anni imperversa sul Vecchio Continente. Chi pensa che Tsipras e il suo governo siano degli sprovveduti, come mi è capitato di leggere in questi giorni, commette un errore grossolano. La volontà del Governo greco di passare la parola ai cittadini attraverso un referendum, va letta in chiave più ampia e non solo come l’incapacità di prendere decisioni scomode. La situazione greca rispecchia in parte quello che è successo in Italia con le dimissioni dell’ultimo Governo Berlusconi e l’insediamento di Mario Monti a Palazzo Chigi. L’Italia era in piena tempesta economica: differenziale alle stelle, speculazioni sui nostri mercati e conseguente rischio di ritrovarsi con le casse vuote grazie alla congiunzione sfavorevole e mirata sul nostro Paese. Berlusconi, a differenza di Tsipras, non godeva di grande popolarità e quindi fu costretto a rassegnare le dimissioni.
L’economia aveva influito sulla politica di uno stato sovrano. La Troika e i burocrati europei imposero all’Italia una cura “lacrime e sangue” e di nuovo l’economia influiva su uno stato sovrano. Oggi Tsipras gode in patria di forte popolarità e la scelta del referendum è del tutto politica, non tanto perché abbia la volontà di delegare al popolo greco le scelte che dovrebbe prendere il suo governo, quanto per dimostrare agli occhi dei quell’Europa fatta solo di economia, che il suo governo è diretta espressione dell’intera Grecia e il rifiuto del suo esecutivo ad ulteriori sacrifici è il rifiuto di tutta la Grecia, legittimando così le successive mosse del suo governo. Le autorità europee, così facendo, non faranno altro che spingere il Paese ellenico tra le braccia di Vladimir Putin. Il Presidente russo non aspetta occasione migliore per uscire dall’isolamento dei paesi occidentali ed espandere la sua sfera di influenza tra gli ostracizzati dall’area Euro.
Queste sono le conseguenze da pagare quando si è posta l’economia avanti ai cittadini, l’Europa dei popoli era la favola che ci hanno raccontato per farci accettare politiche economiche a volte non ben congeniate e pianificate, basti pensare che il famoso vincolo del 3% pare non sia altro altro che un numero buttato a caso, senza nessuno studio economico reale alla base. A tutta questa politica dei numeri e della rigidità dei conti pubblici, il Governo Tsipras antepone invece l’utilizzo politico della democrazia, nel senso di usare uno strumento democratico per legittimare il suo NO ai tecnocrati europei e aprirsi alle oligarchie di Mosca. Non so se questo sia un bene o un male, e quali potranno essere le ripercussioni internazionali, resta l’ironia di come una parola greca: “democrazia”, sia lo strumento per regolare i conti nel Vecchio Continente.

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