Tutti greci col referendum degli altri!

PREMESSA N°1: chi scrive questo pezzo non è un economista (e se ne guarda bene). Ergo, il seguente articolo tratterà la vicenda greca da un punto di vista marcatamente politico, più nello specifico dal punto di vista della politica italiana, che, stando all’interesse della nostra classe politica per il #greferendum, doveva evidentemente esservi coinvolta in prima persona…no? Ah, no, giusto. Beh, ci penseremo dopo.

PREMESSA N°2: chi scrive questo pezzo ritiene che la convocazione del referendum da parte del governo Tsipras, dal punto di vista “etico”, per così dire, sia stato un grosso errore (diverso, e opposto, il giudizio, se lo si guarda sotto l’aspetto politico-strategico), essendo la Grecia, come l’Italia, una democrazia rappresentativa, in cui il popolo delega una classe dirigente a decidere per esso (in soldoni-oni-oni).

PREMESSA N°3: al contempo, però, chi scrive questo pezzo solidarizza, o quantomeno propende, tra le parti in causa nella vicenda, per la posizione del governo Tsipras, e a quel referendum avrebbe votato “No” (nonostante i dubbi riguardo l’opportunità o meno di convocare tale referendum…sì, lo so, è una posizione un po’ controversa, ma non è questo il punto, al punto ci arriviamo ora.)

Nei giorni scorsi, “Lercio”, nota pagina di satira, pubblicava una notizia delle sue: “Si ribalta carro dei vincitori di Tsipras: feriti 85 politici italiani”. D’altronde, all’indomani della vittoria di Syriza alle elezioni politiche, era stata un’altra geniale pagina di satira, “Spinoza”, a ricordare come “La vittoria di Tsipras in Grecia è stato il più grande risultato della sinistra italiana dai tempi di Zapatero in Spagna”.

Ecco, questo vuole essere Il Punto: le reazioni e le strane “alleanze trasversali” che sono venute a crearsi, nella politica italiana, sul tema del referendum greco. Facciamo un po’ d’ordine:

Fronte del sì: Renzi e groupies di governo e di partito, centristi (quali? Esatto, loro!), una parte di Forza Italia.

Fronte del no: SEL, M5S, Lega, Fratelli d’Italia, un pezzo di PD, Landini, Civati, Fassina (cento frustate a chi pensa ancora di rispondere con il battutone “Fassina chi?”), una parte di Forza Italia.

Indecisi: una parte di Forza Italia.

Bene, analizziamolo questo fronte del “no”, il “carro dei vincitori”, appunto: cominciano dalla fine, da Brunetta e i suoi colleghi di partito che hanno sostenuto il “no” come “vittoria della democrazia”. L’atteggiamento di questi individui ha un nome: schizofrenia. Sì, perché, se è vero che ognuno può avere la propria personale posizione, soprattutto quando si tratta di un “aut-aut” quali sono i referendum, quantomeno curioso è schierarsi con la Grecia contro quelli che sono i propri alleati del PPE (Partito Popolare Europeo) al Parlamento Europeo. Chiariamo meglio: il Parlamento Europeo ha, attualmente, una maggioranza di centro-destra. In quanto maggioranza, tale schieramento detta la linea politica del Parlamento (mettiamo momentaneamente da parte il fatto che la maggioranza non sia assoluta e che anche il PSE ne faccia parte). Di tale maggioranza fa parte anche la rappresentanza di Forza Italia. Alcune di queste persone hanno sostenuto il “no” contro lo strapotere dell’Europa e della Merkel. Schizofrenia, appunto.

Ci sono poi i Salvini-Meloni-Grillo, in parte accomunabili: tutti e tre questi “leader”, infatti, si sono lanciati senza se e senza ma a sostenere “Oxi”; loro, che da sempre sono contro la moneta unica, l’Unione Europea che ci impone di tostare due fette di pane per volta e la dittatura delle banche, della Merkel, ecc ecc (ormai la tiritera la sappiamo tutti a memoria), non potevano esimersi dallo schierarsi contro l’Europa. E allora viva il no, viva Tsipras (no quello no, perché è un COMUNISTA!, però, vabbé, dai, per questa volta sì, boh, vediamo poi, intanto abbiamo vinto!), facciamolo anche noi il referendum per uscire dall’Euro, dall’Europa, dalla Merkel e dai tostapane doppi!
Ok, tutto bellissimo, se non fosse che questa gente non c’entra nulla col governo greco (loro, al Parlamento UE siedono dall’altra parte; avete presente quella cosa di sinistra e destra che non esiste più? Ecco, esiste ancora, Syriza è da una parte, Salvini e Grillo da quell’altra) e soprattutto non ha (volontariamente) capito nulla del referendum greco. Il premier greco lo ha detto chiaramente: la Grecia non vuole uscire dall’Euro, non vuole uscire dall’Unione Europea, chiede semplicemente (a torto?, a ragione?, ad ognuno la propria opinione) un’Unione diversa, che sia politica, non solo economica.

C’è poi SEL e tutta la sinistra-sinistra-sinistra italiana: di loro che dire? Loro sono effettivamente gli unici che hanno diritto di esultare apertamente per la vittoria, avendo anche sostenuto Tsipras come presidente della Commissione alle ultime europee, quindi, dai, lasciamogliela una soddisfazione, ché poi tornano qui e rientrano nello schieramento #maiunagioia, dove sono secondi solo ai tifosi interisti e a Sansa Stark.

Ah, sì, mancano i “dissidenti”, la “minoranza PD”, D’Attorre, Bersani, la “ditta”: per loro, rispolvererei un vecchio detto delle mie parti, secondo cui “il cane di tanti padroni muore di fame”.

PS: l’assenza di Matteo Renzi da tutto ciò non è una dimenticanza, è che proprio non ha detto nulla. Nulla, giuro, solo un tweet (i comunicati seri e articolati fanno troppo “vecchia politica”) in cui parlava di un ipotetico derby euro-dracma, senza uno straccio di spiegazione o di chiarimento quale si richiederebbe ad un presunto statista.

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