Governo Renzi: la politica 2.0

Se Berlusconi avesse soltanto fatto un decimo di quello che sta facendo Matteo Renzi con il suo governo, in Italia si parlerebbe in continuazione di dittatura e le piazze sarebbero mobilitate in modo permanente. Personalmente penso che Renzi sia la giusta prosecuzione della politica italiana dopo 20 anni di berlusconismo e questo la dice lunga sulla qualità delle nuove idee in campo. La terza Repubblica nasce sotto i peggiori auspici, ammettendo di essere entrati sul serio nella terza Repubblica. Infatti per passare ad una nuova fase politica è necessario che ci sia una rottura, invece a me sembra un proseguimento del solco disegnato dai governi di destra degli ultimi decenni, quello che cambia è il metodo con cui questo governo sta portando avanti i suoi progetti. Certo c’è chi vorrebbe metodi ancora più autoritari in stile Francesco Cossiga.

Rimanendo nel merito del “rottamatore”, è interessante vedere come su tanti punti programmatici, questo governo abbia troncato ogni discussione secondo il mantra del “non possiamo accontentare tutti, ce ne faremo una ragione” e abbia posto la fiducia in parlamento.

Matteo è uno che corre, che sa prendere le decisioni e non si fa intimorire da chi non vuole cambiare il Paese. O sei con lui, o sarai insultato, deriso, ostracizzato. L’ex sindaco di Firenze è più concentrato a fare le sue battaglie contro la sinistra che contro il liberismo di destra. Questo perché Renzi è di fatto un uomo di destra, e si trova nel PD perché non ha trovato posto in quella destra rampante che erano i circoli di Forza Italia degli anni ’90, in cui confluivano AN e UDC. Altro motivo è che oggi in Italia non esiste una destra moderata, e questo vuoto è terreno di conquista del PD guidato da Renzi. A favorire il Presidente del Consiglio inoltre, ci sono anche 20 anni di dirigenti di sinistra incompetenti, senza idee e oltremodo spocchiosi. Questa miscela è un’ottima base per mettere una pietra tombale al sogno di poter avere un socialismo democratico in Italia, mentre si va a uniformare il Paese alle altre nazioni occidentali, dove c’è una destra e un’ultra destra. Sarebbe bello poter decidere di volta in volta i governi sulla base di una più vasta gamma di argomenti programmatici, giudicandoli sulla base dei risultati ottenuti nell’arco della loro amministrazione del Paese e avere la tanto sbandierata alternanza, invece della stessa minestra rifilata con slogan differenti.

Pensate a: riforma del lavoro, legge elettorale e riforma della scuola. Tutti punti di propaganda renziana che nascondono una polpetta avvelenata. “Se non passa la riforma, niente assunzioni”, “Ci vorrebbe un unico sindacato”, bastano queste due frasi per intuire l’intenzione di scatenare una guerra tra poveri (la prima) e il sogno autoritario (la seconda). Il sindacato unico era anche uno dei cavalli di battaglia del Partito Comunista e sentire Renzi invocarlo a gran voce fa correre dei brividi “bolscevichi” lungo la schiena. Certo non si arriva ai livelli di Mr. B, che ad una ragazza precaria e senza futuro consigliò di “sposare un uomo ricco”. L’ex cavaliere era così, senza freni, quello che pensava diceva e anche questo ha contribuito alla forte polarizzazione e di conseguenza al “tifo di partito” con buona pace dei programmi e della politica (quella vera). Renzi sa bene tutto questo e ogni sua parola è pensata per raggiungere un determinato target. Berlusconi era l’uomo da le “20 domande” su Repubblica, Renzi invece merita un’analisi più approfondita ed è più difficile controbattere la sua narrazione.

L’idea del premier che corre e che “fa”, a differenza di chi si è “sempre lamentato”, è un’idea vincente e Renzi la sfrutta al meglio. Il racconto non deve per forza avere riscontro con la realtà, l’importante è avere i titoli sui giornali, poi aggiungici l’apparizione in qualche talk show di fedelissimi che ripetono lo stesso mantra, e il gioco è fatto. La propaganda è tutto, è anche parte della politica, ma a governare con la sola propaganda non si va lontano, prima o poi i nodi vengono al pettine e si dovrà dare conto di quello che si è fatto.

Fino ad ora si è portato avanti lo stesso programma che il governo Berlusconi si era prefissato di attuare ma non ha fatto. Un ottimo argomento per attirare i voti della “destra moderata” lasciando ai Salvini e Berlusconi l’elettorato più reazionario. A sinistra lo stesso premier non ha da temere, il vuoto è desolante e la sua azione di delegittimazione degli avversari interni è efficace. Le mini scissioni e le singole fuoriuscite di parlamentari non fanno altro che portare ulteriore frammentazione a quella sinistra italiana che non è mai stata unita e per questo non sarà mai vincente.

Renzi lo sa, twitta e vince in questa nuova politica 2.0

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