L’Europa dei popoli non esiste

Il luglio scorso, quando in Grecia si è tenuto il referendum sull’accettare o meno il piano di austerità, molti politici italiani e molti improvvisati opinionisti della rete parlavano (e titolavano) di un “NO che scriverà la storia” e di “lezione di democrazia”. Da queste parti non abbiamo mai creduto a queste affermazioni, anzi, eravamo (e siamo) convinti che la mossa del referendum da parte di Tsipras non fosse altro che un’operazione demagogica spacciata per democrazia. Era chiaro che quello del premier greco fosse un bluff in una partita a poker truccata ad arte per far perdere miseramente la Grecia, e le nostre previsioni, purtroppo, si sono rivelate esatte. Tsipras ha licenziato il suo ministro dell’economia Varoufakis, sacrificato sull’altare del Bundestag, dove il gran sacerdote del dio denaro e paladino della restituzione del debito, Wolfgang Schauble ne chiedeva la testa. Alla fine, la Grecia ha dovuto accettare un piano di austerità peggiore di tutti quelli che erano stati proposti in precedenza, con l’intento di punire e umiliare chi aveva osato opporsi alla volontà tedesca. A Tsipras è mancato il coraggio di andare fino in fondo o semplicemente non ha voluto traghettare il suo Paese tra le braccia di Putin, visto che l’unica alternativa rimaneva quella di stampare moneta (come prevedeva il piano Varoufakis) e accettare gli aiuti economici dalla Russia.

Tutto questo fa parte di un gioco di potere che ha come base una cosa sola: l’economia. Non ha niente a che vedere con l’Europa dei popoli tanto sbandierata sotto il naso dei cittadini europei, che forse immaginavano un’Europa dove le diverse culture formavano lo spirito vero del Vecchio Continente. Quella dell’Unione europea come base per un futuro comune, era una polpetta avvelenata. In realtà si è rivelato essere soltanto il progetto di un’unione monetaria con al vertice la Banca Centrale europea, senza nessuna struttura politica istituita per vigilarne l’operato. Purtroppo, in questo caso, sono costretto a condividere il pensiero di Margareth Thatcher, quando diceva che una politica monetaria del genere avrebbe tolto qualsiasi potere politico ai singoli parlamenti.

Questa situazione ha permesso l’egemonia di una sola nazione e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Le decisioni politiche di maggior spessore per l’Unione europea, oggi vengono prese in riunioni preliminari che vedono come protagonisti soltanto la Germania e la Francia. Le scelte di Berlino sono inoppugnabili, non esiste nessun altro Paese europeo che abbia un peso così rilevante nella gestione degli affari che riguardano l’intera Unione. Anche la stessa Francia non può far altro che ratificare il volere tedesco, anzi, a sentire Varoufakis, le mire tedesche puntano a Parigi, passando per Roma e Madrid. Forse sono solo speculazioni, ma non resta che prendere atto di come, sulla carta, non esista nessuna Europa dei popoli, ma solo un gruppo di Paesi con la stessa moneta e con a capo Germania.

Con buona pace degli ideali del Manifesto di Ventotene e del sogno di un’Europa libera e unita.

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