Il disordine delle cose

Nel 1993 il filosofo britannico John Dupré scrisse un libro intitolato The Disorder of Things: Metaphysical Foundations of the Disunity of Science (Il disordine delle cose: la fondazione metafisica della non-unità della scienza).

Il libro non è una provocazione. Ma una sfida all’idea che la scienza sia una cosa sola. E che questa assunzione, frutto anche di come le scienze e le società si sono sviluppate nel corso della storia, sia in realtà dannosa per l’immagine scientifica del mondo.

L’idea di unità del sapere ha una radice antica. Platone pensava che la vera conoscenza potesse essere solo una.

Aristotele gli va dietro fino ad un certo punto. Il sapere è sì unito, ma articolato in forme e discipline differenti che sono irriducibili le une nelle altre.

La soluzione, come ben immaginate, non è facile.

Questo problema in realtà ne rivela un altro. Quello della classificazione.

Cioè il come prendiamo delle “porzioni” del nostro esperire quotidiano e le circoscriviamo in delle categorie concettuali.

Posto che ci riesca farlo sempre, non sempre questi insiemi con cui suddividiamo il mondo hanno confini netti e precisi.

Esempio. Pensate a quel gruppo di animali che chiamiamo “mammiferi”. Essi, nella loro diversità, condividono delle caratteristiche comuni.

Eravamo sicuri che ad esempio i mammiferi non deponessero le uova. Eppure la scoperta dell’ornitorinco fece impazzire i naturalisti di tutto il mondo.

Insomma tendiamo all’ordine in un mondo che invece è disordinato.

Perché?

Perché classificare è operare delle distinzioni. E distinguere è, di fatto, conoscere. (Altra cosa che ci arriva da Platone e Aristotele e che è il fondamento della logica, la quale distingue appunto il vero dal falso)

Irrinunciabile dunque. Eppure il disordine…

Classificare spesso è un’attività che sfocia in pratiche partigiane.

Ci piacerebbe che il modo in cui “tagliamo il mondo” sia quello corretto (ma poi, rispetto a che cosa?) e definitivo ma non è così.

I fatti, hanno l’odiosa abitudine di ricordarci il disordine delle cose.

Non dovremmo sorprenderci, eppure capita spesso di leggere ogni giorno le più solenni cazzate, giustificate dalla squallida ragione di stare dalla parte giusta.

Già. “Giusto” e “Sbagliato“. Un’altra distinzione.

E si badi bene, qui non si parla di relativismo. Ma appunto di disordine.

Alcuni esempi?

Pochi giorni fa, la notizia del fatto che alcuni direttori di musei italiani di grande prestigio sono stranieri.

Non entro nella (ridicola) polemica. La discussione si è spostata in alcuni casi su come valorizzare il patrimonio artistico.

Ecco, se l’Italia lo ha preservato, questo, piaccia o meno, lo dobbiamo al ministro fascista Giuseppe Bottai che promosse per primo la tutela del patrimonio artistico e naturale del nostro paese.

Oh, un fascista per bene?

Peccato che Bottai fu anche uno di quelli che più si spese a favore delle leggi razziali del 1938. Ma poi fu tra quelli che sfiduciò Mussolini nel ’43.

Qualcosa non torna, tutto questo non è coerente. Eppure è sempre lo stesso individuo. Lo mettiamo tra i bravi o tra i cattivi?

Eccolo il disordine delle cose!

E che dire del problema Euro, che da tempo certa sinistra e certa destra nazionalista etichettano come il male assoluto, fulgido esempio di come il neoliberismo stia soffocando le democrazie europee?

Ecco, paradossalmente chi in tempi non sospetti (1991, qui il video) denunciò l’idea dell’unificazione monetaria come strumento per esautorare la politica europea a favore del libero mercato fu proprio Margaret Thatcher, colei che ha distrutto la classe media britannica.

La Thatcher, alfiere di quel neoliberismo che ora viene indicato come mandante per fine della sovranità in Europa fu anche quella che smascherò pubblicamente il progetto Europeo, laddove i laburisti (e i loro compari socialdemocratici), che si supponeva avrebbero dovuto difendere le classi meno forti, contribuirono attivamente alla costruzione di questa eurocrazia incentrata sulla finanza, spacciandola per Europa dei Popoli.

La Thatcher scavalca a sinistra la Sinistra! Eccolo il disordine delle cose!

E Gandhi? L’uomo che rese l’India indipendente e senza violenze. L’uomo della non violenza. Beh tutto vero.

Ma altrettanto vero che l’obbiettivo di Gandhi circa l’indipendenza e le sue convinzioni ideologiche sulla non-violenza erano così radicali che lo portarono persino a pensare di trattare con la Germania Nazista (la quale ovviamente vedeva in Gandhi la ghiotta opportunità di indebolire il nemico) pur di ottenere un’India libera.

Ma come!? Gandhi? Sì lui. Eccolo il disordine delle cose.

L’elenco potrebbe continuare. Guardando l’oggi si pensi a Papa Bergoglio (sinistrorso sul sociale, reazionario sul dogma), Renzi (rottamatore in alcune cose, epigono della vecchia politica in altre), Salvini (populista e xenofobo eppure lucido sull’economia) etc etc…

Avventuratevi tra le cose del mondo e vi accorgerete che queste incoerenze sono ovunque. Ma allora perché l’ordine?

L’idea di ordine è seducente.

Anzitutto perché rassicurante. Sarebbe bello se i confini fossero netti, le categorie solide, i concetti limpidi.

E invece tutto è sfumato. Le stesse cose cadono irrimediabilmente in categorie diverse. A volte contrastanti.

Tutto questo non significa non prendere posizione, non schierarsi. Anzi, distinguere, lo si è detto, è pratica irrinunciabile.

Ma quando operiamo queste divisioni, quando ci mettiamo da una parte piuttosto che da un’altra, dovremmo sempre essere coscienti che ciò che compiamo non è un’operazione neutra.

La prossima volta che esprimete un giudizio, rammentate il disordine delle cose.

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