Niente gender: siamo a scuola!

La sentite? È la campanella: sta per ricominciare la scuola!

L’estate è ormai un ricordo e molti bambini ritorneranno sui banchi di scuola, per la gioia di mamma e papà (che non sanno più che inventarsi per intrattenere i pargoli; la baby-sitter, poi, sta studiando per i test d’ingresso all’università e “non ce la fa proprio ad accompagnare Matteo agli allenamenti e poi al compleanno di Alessandro”). Ma anche per la felicità degli stessi alunni, che impareranno tante nuove cose. Saranno un po’ meno contenti alcuni degli insegnanti che continueranno ad essere precari a tempo indeterminato, nonostante le grandi promesse di assunzione del Governo Renzi (ma questa è un’altra storia, che meriterebbe un approfondimento a parte).

Ma, come in tutte le belle cose, questo nuovo anno scolastico è turbato da una nube minacciosa, che sconvolge la serenità dei genitori e preoccupa i maestri. Si tratta di una nube rosa, anzi azzurra… cioè viola… insomma, è tutta arcobaleno, mescola i colori e tutto appare così “indefinito”.

Bene. Se non l’avete fatto prima, sedetevi, respirate profondamente e lentamente, e non fatevi prendere dal panico. Perché? Ebbene, “gira voce”… “abbiamo letto su Internet”… “una mamma mi ha mandato un whatsapp”… che “a settembre insegneranno ai nostri figli a masturbarsi”!

COOOOSAAA????

Ehi, ehi…! Ve l’ho detto di non farvi prendere dal panico! E a scanso di equivoci, poiché l’utente medio di Internet non legge fino in fondo gli articoli (lo so che non è il vostro caso, altrimenti non ci seguireste, ma non si sa mai), ve lo dico subito: la cosiddetta “teoria del gender” NON ESISTE!

Ora, visto che siete dei bravi lettori pieni di spirito critico, seguitemi fino in fondo, così smantelleremo insieme, pezzo dopo pezzo e una volta per tutte, la bufala dell’estate.

Tutto ha inizio con un emendamento al ddl “La Buona Scuola”, che assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori“.

Ok, è arrivato il momento del giochino. Avete presente quando ci mettiamo a guardare le nuvole e cerchiamo di vederci qualcosa? Il minimo che ci può capitare è di identificarle con un cane, un delfino o delle pecorelle. Poi c’è sempre quel nostro amico “buontempone” che ci vede uno gnomo ubriaco che si accoppia indifferentemente con il cane, il delfino o la pecora. Avete presente la situazione, no? Bene. Ora rileggete la frase del ddl riportata in corsivo. Voi cosa ci vedete?

Per me si tratta di lotta al bullismo e alle discriminazioni di ogni tipo (no, perché se dico genere, scatta l’allarme), tenendo presente il principio di pari opportunità. Ebbene, le sentinelle in piedi devono averlo letto al contrario, dopodiché deve essere apparso Satana (poi, per fortuna, Adinolfi s’è mangiato Satana, ristabilendo l’ordine naturale delle cose). Già perché… “da che mondo e mondo, i ruoli devono essere ben definiti! Cos’è adesso questa assurdità per cui anche le ragazze vogliono studiare ingegneria??? Dove sono quei bei corsi di economia domestica? E i ragazzi? Non sanno più tirare un pugno ben assestato al compagno che non gli lascia copiare il compito di mate! Poi ‘sta faccenda dell’integrazione non ha mai funzionato bene: il bambino con Sindrome di Down, diciamolo, disturba! Bisogna porre dei limiti… Non è vero che siamo tutti uguali! Il mio Enrichetto è certamente più intelligente di quel Mohammed lì. E poi, ci sono i maschi e le femmine: così, preciso! O no?”

Deliri a parte, per tutta l’estate mi è toccato leggere su Facebook post del genere:

gendergender 2

Gran parte delle volte si tratta di genitori preoccupati che cercano delucidazioni nell’unico posto dove non si fa informazione (i gruppi dei social network), ma il dato preoccupante è che anche una buona fetta degli insegnanti che bazzica questi luoghi virtuali non ha letto una riga del ddl “La Buona Scuola”. Due sono i casi eclatanti che mi sono balzati agli occhi. Il primo è quello della Dirigente Scolastica di un Istituto Comprensivo di Roma, la quale ha diffuso la seguente circolare:

teoria gender

[Fonte qui]

Ora non voglio infierire, ma la suddetta Prof avrà (mi auguro) una laurea e (immagino) sia vincitrice di un concorso pubblico per arrivare a ricoprire tale carica, no? E dunque avrà letto la normativa, vero? Evidentemente, in quel momento, il suo spirito critico l’aveva lasciato al Family Day, bruciandolo in segno di protesta, come le femministe degli anni’60 facevano con i reggiseni.

Ma c’è qualcuno che è andato ben oltre, meritando proprio la menzione d’onore: il Sindaco di Venezia, nostalgico della Santa Inquisizione, ha messo all’Indice tutti i libri che parlavano di “gender, o di genitore 1 e genitore 2”: in sostanza, la censura ha colpito poco meno di 50 titoli destinati ai bambini dei nidi e delle materne, in cui i protagonisti sono oche, orsi, topi, principesse, elefanti, gatti, famiglie, madri e padri. Uno su tutti Piccolo blu e piccolo giallo, di Leo Lionni: è la storia di due colori tanto diversi ma così profondamente amici, da mescolarsi per creare il verde. Fermi tutti!

Blu + giallo = verde…

Ma questa è istigazione all’omosessualità! Sia ben chiaro: il blu è maschio e anche il giallo è maschio (finisce con la “o”, è maschio, stacce… e il blu… il blu è blu!). Come può essere che si mettano insieme e nasca il verde? Colore, tra l’altro, chiaramente ricchione, perché finisce con la “e”, e già non si capisce bene se sia maschio o femmina. I colori “maschili” si devono accoppiare con il rosa, al limite col viola e con il fucsia. Chiaro? No, per niente, invece. Perché queste storie parlano di amicizia, di diversità (qualsiasi diversità) e aiutano i bambini ad affrontare le loro piccole paure. E’ la nostra mente perversa di adulti che rovina tutto e vede il male ovunque. Anche nell’abbraccio di due colori amici.

Ma chi ha diffuso questo spauracchio dell’ideologia gender? In rete ho trovato anche un vademecum (se così possiamo definirlo) redatto da un sedicente Comitato articolo 26, il quale nasce proprio con l’intento di “rifiutare l’indottrinamento gender”, “rivendicando la priorità della famiglia in tema di affettività e sessualità”. Scusate, da che mondo e mondo, per spiegare come nascono i bambini, la storia della cicogna ha sempre funzionato; poi (se sono ancora più integralista) spiego che i bambini nascono sotto il cavolo e le bambine sotto una rosa. Tutto sempre molto coerente, no? Non vado oltre, che ho già il prurito alle mani (e non sono soldi, ve l’assicuro!).

Nel calderone, poi, il “comitato” ha inserito il meglio del peggio delle bufale che circolano in Internet, tra cui: l’Organizzazione Mondiale della Sanità che vuole insegnare i bambini a masturbarsi e quella delle lezioni di sesso obbligatorie in Germania (ah, i tedeschi! stanno sempre una spanna avanti…!). L’ho già detto: sono bufale, ovvero notizie false e senza fondamento.

Nel caso dell’OMS, nella prefazione si spiega la necessità fare educazione sessuale non solo al negativo, cioè parlando dei rischi connessi alla sessualità (malattie sessualmente trasmesse e gravidanze indesiderate, per esempio) e quindi “terrorizzando” i minori (minori = che hanno meno di 18 anni. Ma davvero, secondo voi, avrebbe senso parlare di contraccezione o AIDS ai bimbi dell’asilo?), ma anche fornendo una visione “olistica” più positiva ovvero un approccio che metta in luce come la sessualità sia un’area determinante dello sviluppo della persona. Forse il problema sta nella parola “olistica” e nel fatto che si sia persa l’abitudine di cercare i termini sul dizionario, non so…

Per quanto concerne la Germania, lì è proprio obbligatorio andare a scuola: se un genitore infrange la legge, si paga una multa, tutto qui. Se poi, le lezioni perse son proprio quelle di educazione sessuale, è un caso a parte.

Dunque, se siete stati pazienti e mi avete seguito fin qui, vi do un premio: il link al diabolico Patto di Corresponsabilità, che se siete genitori o insegnanti, dovrete firmare all’inizio della scuola. Attenti, che se leggete le iniziali della sesta parola di ogni riga, troverete la clausola che vi farà cedere l’anima del vostro primogenito a Vladimir Luxuria… E invece no. Se siete andati a leggerlo, è un banalissimo promemoria con le regole da rispettare (tipo “riconsegnate le verifiche in tempi brevi, non arrivate in ritardo a scuola, smettetela di chiacchierare tra di voi che sennò vi faccio saltare la ricreazione in giardino”): una sorta di “contratto” tra genitori (1 o 2?) e insegnanti, niente di più.

Ora che vi siete fatti una cultura in merito, saprete bene che non c’è alcuna raccolta firme per far abolire l’insegnamento della teoria gender: semmai andreste a firmare per il referendum che chiede di abrogare solo alcune parti della legge 107/2015 “La Buona Scuola” (ma anche questo è un discorso che meriterebbe una trattazione a parte).

Vi lascio con un aneddoto raccontatomi da un’amica, che riassume bene la confusione che gravita intorno a questo pruriginoso argomento. Riunione genitori-insegnanti in una scuola dell’infanzia. Si discute di un progetto di educazione all’affettività. Un papà si fa avanti e accusa le insegnanti di aver parlato di sesso a scuola, altrimenti non si spiegherebbe come mai la sua bambina sappia indicare gli attributi maschili e femminili. L’insegnante, molto candidamente, ha risposto: “Di sicuro noi a scuola non abbiamo parlato di sesso, ma per star tranquillo, fossi in lei, controllerei le serrature di casa!”

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