Razzismo e idraulico polacco

Viene spesso da domandarsi cosa sia la memoria storica di un popolo e viene da rispondere “niente”. Ma anche dicendo “niente” sembra di non rendere appieno l’idea. Forse bisognerebbe dire: meno che niente.

Il tema è il razzismo. Ma non parlo degli emigrati veneti e piemontesi di cento anni addietro che ancora indispettiscono i leghisti, bensì di quello che è successo ieri. Fine della guerra fredda e dissoluzione dell’impero sovietico.

La Polonia che esce dalla dura esperienza comunista non è quello che si dice un paese che naviga nella ricchezza e a emigrare verso occidente sono decine e decine di migliaia di persone. Si tratta, come spesso succede in questi casi, di manodopera scarsamente qualificata, ma mai come in questo caso la definizione è appropriata, tanto da dare il via a una novellistica che in molti paesi, e in Francia soprattutto, ha per protagonista l’idraulico polacco. Definizione da intendere in maniera estensiva, includendo anche i polacchi operanti nell’edilizia e in altri settori. Si narrano episodi memorabili, non di rado finiti agli onori della cronaca. Notevole il caso di una villa del Settecento nei pressi di Bordeaux demolita per errore al posto di una sua piccola dépandance, lasciata invece dov’era.

Ebbene, proprio dalla terra d’orgine dell’idraulico polacco arriva la notizia dell’ennesima manifestazione anti immigrati. Più in particolare, arriva da Danzica. Città che fu la culla di Solidarnosc, parola che ormai deve risultare desueta alla popolazione locale. Danzica, in verità, offrirebbe anche altri episodi storici da cui trarre insegnamento, ma risalire fino alla seconda guerra mondiale sarebbe veramente chiedere troppo alla memoria popolare.

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