La scommessa sbagliata

Agli inizi del Novecento il continente europeo viveva la Belle Epoque, un periodo di benessere che, ad un occhio disattento, presagiva ad un futuro prospero. Sappiamo tutti come andò a finire, lo scoppio del primo conflitto mondiale spazzò via tutte le buone speranze e mise tutti di fronte agli orrori della guerra. In realtà la guerra non arrivò all’improvviso, ma diverse tappe furono percorse fino ad arrivare al conflitto aperto. Non è mia intenzione fare una lezione di storia sulla Prima Guerra Mondiale, anche perché persone più competenti di me ne hanno parlato in maniera esaustiva. L’assassinio di Francesco Ferdinando a Sarajevo è considerato il punto di non ritorno verso il baratro. La Bosnia allora era un paese dove convivevano etnie diverse in conflitto tra loro. Era lo scacchiere dove le grandi Potenze di allora avevano relazioni complesse, mostravano i muscoli, si provocavano, tastavano la capacità di reazione dell’avversario.

E’ proprio quello che sta succedendo oggi in Siria/Iraq: la popolazione è composta da diverse etnie in conflitto tra loro da molto tempo, in entrambi i Paesi sono stati instaurati dei governi fantoccio (in Iraq) o dittature (in Siria) con il beneplacito di potenze estere, nella zona sono presenti gruppi terroristici in contrasto con le forze estere, le stesse forze estere valutano la capacità di risposta dell’avversario e l’abbattimento del caccia russo da parte della Turchia ne è solo un esempio.

Tutti questi elementi erano presenti in Bosnia prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale: le etnie in contrasto, i governi instaurati da potenze estere, il terrorismo. L’assassino di Francesco Ferdinando non è altro che un atto terroristico.

Alessandro Barbero, nella sua lezione sulla nascita delle guerre dice:

“Le guerre non le vuole nessuno, accadono perché qualcuno fa una scommessa sbagliata”

Trovo molto vera questa affermazione, la posta in gioco in area mediorientale si sta alzando. Al tavolo da gioco ci sono Potenze che hanno molteplici interessi nella zona, alcuni torbidi e ipocriti come quelli dell’Unione Europea che possono essere spiegati con gli scambi economici e finanziari con dittature radicali come Arabia Saudita e Qatar (finanziatori dell’ISIS). Gli Stati Uniti, che oltre ad avere rapporti politico/economici con i due Paesi che finanziano l’orrore, sono a meno di un anno dalle elezioni e Obama lascerà la patata bollente a non si sa chi. La Turchia che ha mire nella zona di confine con la Siria e storica avversaria delle minoranze etniche siriane che compongono la resistenza anti ISIS, per questo motivo la Turchia è tacciata dalla Russia di favorire sopratutto militarmente l’ISIS. La Russia, sempre più in contrasto con Stati Uniti e Unione Europea, contrasto che va dall’egemonia economico-energetica alla guerra in Ucraina. La stessa Russia appoggia il regime di Assad in Siria, storico alleato e di conseguenza in contrasto con Turchia e indirettamente con tutti i Paesi NATO. Ultimo giocatore, l’Iran, teocrazia sciita che ha sempre appoggiato Assad, la quale viene fuori da un tavolo di trattative con USA e Unione Europea con l’accordo sul nucleare.

Anche provando a semplificare la situazione è estremamente complicata, la posta in gioco non è solo il controllo della zone e delle sue risorse, ma anche l’egemonia sull’avversario presente al tavolo. Un gioco di nervi dove la posta in gioco sale ad ogni mano e le scommesse si fanno sempre più azzardate.

Sperando solo che qualcuno non faccia una scommessa sbagliata

 

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