Il sultano, lo zar e il califfo

C’erano un sultano, uno zar e un califfo, sembra l’inizio di una barzelletta se non fosse che parli di Erdogan, Putin e Al-Baghdadi. Tre leader che ultimamente stanno facendo parlare molto di loro. Dopo l’abbattimento del caccia russo da parte della Turchia, la rappresaglia russa non si è fatta attendere. Non una rappresaglia militare, la Russia ha fatto molto peggio, ha detto quello che tutti sanno ma nessuno ha il coraggio di dire: la Turchia è collusa con l’ISIS.

Mai sfidare la Russia, recita un vecchio adagio.

I militari russi mostrano quelle che, secondo loro, sono le prove inconfutabili del traffico di petrolio tra l’ISIS e la Turchia. Ricordano in parte le foto satellitari mostrate dall’amministrazione Bush contro Saddam Hussein sulle armi di distruzione di massa. Visti i precedenti, quindi, ci andrei piano a trarre conclusioni affrettate, visto anche che Vladimir Putin non è un santo della democrazia.

Un paio di riflessioni vanno comunque fatte.

Primo: vista la grande tecnologia militare in dotazione ai paesi NATO, non dovrebbe essere difficile smentire, con foto satellitari e quant’altro, che le accuse dei russi sono solo menzogne. Invece tutto tace, nessuna smentita, nessun satellite, MUOS o altra diavoleria. Solo un triste “sono tutte menzogne” di Erdogan, che ricorda un po’ Berlusconi quando lo accusavano di andare a mignotte. Con la differenza che: andare con le “signorine” non è reato (salvo lo sfruttamento), essere in combutta con l’ISIS quando sei il Presidente di un Paese NATO è una cosa che riguarda il Diritto Internazionale. Inoltre l’avvio dei colloqui con il Montenegro per il suo ingresso nella NATO sembra cadere apposta per far saltare i nervi a Vladimir Putin.

Secondo: è risaputo che Al-Baghdadi vende il petrolio di contrabbando rubato in Siria, è una delle fonti di finanziamento dell’ISIS insieme al traffico di reperti archeologici, l’appropriamento delle banche iracheno-siriane e le “donazioni” da parte di Stati sunniti. Il petrolio è comunque quello che garantisce a maggior parte dei guadagni, e se c’è chi vende, c’è anche chi compra. E’ pur vero che in parte viene ricomprato da Siria e Iraq, ma il torbido di affari, poltrone e potere che circola intorno alla famiglia Erdogan, qualche sospetto lo fa nescere.

Diceva il Divino Giulio: “A pensar male i fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.

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