Intervista a Tito Livio

Dopo l’ultimo colloquio con Cicerone mi aveva punto vaghezza di intervistare un altro antico. Del resto sono da queste parti (temporali e geografiche) e non mi costa poi tanta fatica. Visti i tempi ho preferito per il momento non interpellare militari, e quindi mi sono rivolto ad un intellettuale, meno coinvolto politicamente di Marco Tullio, ma non per questo meno politico.

Così eccomi a casa del grande storico Tito Livio per discutere paradossalmente (ma non troppo) di attualità.

Perché a volte non c’è niente di meglio di chi studia il passato per comprendere il presente.

Anzitutto grazie per avermi ospitato. Lei è famoso per essere stato uno dei più grandi storici romani, come si è avvicinato alla professione?

Non so se valse davvero la pena raccontare tutte le vicende del popolo romano fin dai primordi di Roma. E quand’anche ne fossi convinto, non oserei affermarlo apertamente. Mi rendo ben conto infatti che questa è materia antica e già sfruttata; e poi, di continuo, si fanno avanti nuovi storici che presumono di apportare qualche dato più sicuro agli eventi narrati o di superare con il loro stile più raffinato il rozzo narrare degli antichi.

Un bel quadretto. Però intraprendere una strada già battuta non l’ha scoraggiata e si è cimentato lo stesso incurante di avere successo o meno

La gloria disdegnata ritorna talvolta, a tempo debito, accresciuta

Del resto poi come lei stesso ha scritto…

Meglio tardi che mai

Appunto! Ma veniamo alla situazione attuale, l’Italia, l’Europa, la crisi, la guerra…lei che idea si è fatto?

Le decisioni sono le situazioni ad imporle agli uomini piuttosto che gli uomini alle situazioni

Certo, si tratta di problemi non da poco però…

Molti sono i problemi la cui soluzione trova ostacoli nella natura, ma che vengono risolti dall’intelligenza

Allora forse la nostra classe politica manca di sale in zucca

L’onore deve essere pari al merito

Risposta diplomatica ma ci siamo capiti. Alcuni dicono che il problema della classe politica sia la corruzione dilagante

È pericoloso, data la facilità con cui si sbaglia, vivere puntando solo sull’onestà

Ah, quindi lei è un garantista

In un popolo libero hanno più potenza i comandi delle leggi che non quelli degli uomini

Lei è anche molto idealista. Ma capisco certo. Tuttavia molto spesso si emanano leggi e norme che appaiono inique o frutto di mero magheggio politico, in quel caso come ci si orienta?

Nessuna legge è ugualmente vantaggiosa per tutti: bisogna piuttosto chiedersi se fa gli interessi della maggioranza e da un punto di vista generale

Il bene collettivo insomma

Il bene comune è la grande catena che lega insieme gli uomini nella società

Una società la nostra che sta attraversando un brutto periodo. Crisi economica in primis

È tipico dei Romani saper agire e soffrire in grande

Molto fatalista. E il pericolo della guerra imminente?

La guerra si nutre da sola

Cioè si rischia una cosidetta (perdoni il barbaro inglesismo) escalation, e quindi?

Dà tempo all’ira. Spesso l’indugio non toglie la forza: ma alle forze aggiunge il ragionevole consiglio

Molto saggio. E tuttavia in tutti questi problemi si intrecciano agire politico serio da una parte e smodata creazione del consenso fine e se stesso dall’altra

È inevitabile che chi parla alla folla tenendo conto del suo interesse particolare risulti più gradito di colui che ha in mente solo il vantaggio pubblico

Cioè le dice che un po’ di demagogia e populismo facciano parte intrinsecamente del gioco democratico?

La folla ha questa natura: o serve umilmente, o superbamente comanda; né sa allontanarsi modestamente dalla giusta libertà, né goderla nella sua pienezza

Però in questo modo tutto si riduce a saper ammansire il popolo

Nulla è tanto imprevedibile come le reazioni della massa

Cioè che anche ad essere bravini (vedi il nostro Renzi) non ci si deve sedere sugli allori, poiché rimane sempre qualche variabile imponderabile. Quindi in democrazia non esistono valori assoluti?

La libertà impiegata con senso di misura reca giovamento ai singoli cittadini e alle intere cittadinanze; quando invece è eccessiva reca disagio agli altri ed è rovinosa per chi la possiede perché non conosce limiti

Si ritorna al bene collettivo e a come coniugarlo con quello individuale

Delle sventure pubbliche ci accorgiamo solo quando coinvolgono gli interessi privati: nulla in esse ci tocca più profondamente che la perdita del nostro denaro

Eccoci. Siamo alla fine un popolo di individualisti. Forse il troppo benessere ci ha foderato gli occhi?

Lo stato è minato da due vizi tra loro opposti, l’avarizia e il lusso, rovinosi malanni che hanno fatto crollare tutti i grandi imperi

Insomma gira tutto intorno ai soldi. Forse il problema è che oggi l’economia detta l’agenda alla politica e non viceversa?

Città in vendita, andrai presto in rovina, se si troverà uno in grado di comperarti!

Ho già in mente molte analogie con alcuni casi arcinoti dei tempi d’oggi. Beh direi che ho abusato fin troppo del suo tempo, la ringrazio e adesso vado a sbobinare l’intervista. Mi ci vorrà un bel po’ di lavoro e di sudore (anche per tradurre dal latino all’italiano!)

Con l’abitudine, il lavoro appare più leggero

Eh, molto umano GRAZIE

E così me ne sono andato scortato dai servi, lasciando il grande storico alla scrittura e ripensando al fatto che conoscere il passato è davvero una condizione imprescindibile per poter analizzare e conoscere il presente e magari azzardare qualche ipotesi sul futuro. A solito, le domande sono tutte e solo mie, ma le risposte, quelle sono veramente del grande Livio.

 

 

 

 

 

 

 

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