Lo sciopero dei ricercatori è una cagata pazzesca

In Italia la ricerca è fatta in buona parte da ricercatori non strutturati, assegnisti di ricerca, borsisti, dottorandi, insomma tutta gente senza un briciolo di contratto che li tuteli. Anche questo Governo fa orecchie da mercante e non ha la minima intenzione di colmare un’anomalia lavorativa tutta italiana. Dopo le varie polemiche sul fatto che fare ricerca sia un hobby, questa volta i ricercatori si mobilitano e indicono uno sciopero. Bene! E’ così che si fa nelle democrazie per far valere i propri diritti! Lo sciopero è infatti un’astensione collettiva dal lavoro che ha come fine il miglioramento delle condizioni lavorative, scioperare è un diritto e ci sono voluti anni di lotta per affermarlo.

La mobilitazione, indetta dal coordinamento assegnisti e dottorandi, per rispondere alle affermazioni che il proprio lavoro sia un hobby, è alquanto controproducente: continueranno tutti a lavorare ma indossando una maglietta di protesta. Non entro nel merito della storia dello sciopero alla rovescia, ma in questo caso è davvero un autogol, perché riporta la questione ancora più lontano dall’obiettivo.

Il messaggio che arriva al Governo è: sciopereresti dal tuo hobby?

O peggio ancora: che sfigati, anche quando scioperano lo fanno da schiavi.

Perché penseranno proprio questo la gran parte dei politici italiani, che la ricerca sia un hobby. Vorrei sapere quanti ricercatori hanno pubblicato sui social network la foto mentre lavorano con l’hashtag #‎dihobbynehoaltri‬ e poi hanno scioperato, perché sarebbe una contraddizione grossa come una supernova. 

Capisco che la gran parte sia sotto ricatto, esporsi significa rischiare di non vedersi rinnovata la borsa se non peggio.

Però non chiamatelo sciopero, chiamatelo cosplay.

 

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Un pensiero riguardo “Lo sciopero dei ricercatori è una cagata pazzesca

  1. La cosa è più complessa di come la metti. Intanto se non entri nel merito del senso dello sciopero alla rovescia, privi questa iniziativa del suo significato più profondo. E poi ci sono vari altri aspetti che non consideri. Ad esempio:
    – che il Coordinamento esiste solo da un anno e che è molto difficile coinvolgere i ricercatori non strutturati
    – che per fare uno sciopero con dei numerti significativi si deve invece avere il sostegno di una organizzazione forte
    – che i sindacati sono indietro anni luce nella rappresenbtanza del mondo precario e che per questo è impossibile appoggiarsi a loro per l’organizzazione di uno sciopero
    – che sì, i non strutturati sono ricattabili perchè il loro contratto è generalmente finanziato da fondi gestiti da un responsabile di ricerca che può arbitrariamente recederlo
    – che nei periodi di disoccupazione non abbiamo alcun sussidio (anche per questo è stata indetta la mobilitazione)
    – infine che molti dei nostri contratti non prevede orari fissi di lavoro e quindi tecnicamente assentarsi uno o più giorni dal lavoro non si riflette in una automatica sottrazione di compensi, cosa che ci rende facili vittime di maliziose strumentalizzazioni (“facile scioperare senza rimetterci nulla”).
    Si tratta quindi di trovare una forma efficace di sottrazione, ma è un processo complesso e lungo e molti di noi fanno anche i sindacalisti nei ritagli di tempo.

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