Cannabis, tra ragioni economiche e ipocrisia

Il 25 febbraio 2015 la Direzione Nazionale Antimafia ha presentato in Parlamento la relazione annuale sulle attività svolte e sulle dinamiche della criminalità in Italia. Tra i tanti temi trattati, c’è anche un capitolo dedicato allo spaccio e al consumo di cannabis (il testo integrale qui, la parte sulla cannabis inizia da pagina 355). L’antimafia descrive un mercato di “dimensioni gigantesche” fra 1,5 e 3 milioni di Kg l’anno. Avete letto bene: MILIONI di Kg. Per fare un esempio è come se ogni italiano, compresi vecchi e bambini, consumasse tra i 25 e i 50 grammi l’anno. Inoltre nella relazione si legge:

…di fronte a numeri come quelli appena visti – e senza alcun pregiudizio ideologico, proibizionista o anti-proibizionista che sia – si ha il dovere di evidenziare a chi di dovere, che, oggettivamente, e nonostante il massimo sforzo profuso dal sistema nel contrasto alla diffusione dei cannabinoidi, si deve registrare il totale fallimento dell’azione repressiva (rectius: degli effetti di quest’ultima sulla diffusione dello stupefacente in questione).

“Totale fallimento dell’azione repressiva”, e non lo dice Marco Pannella o qualche affiliato ai centri sociali: è la Direzione Nazionale Antimafia.

Inoltre continua:

…davanti a questo quadro, che evidenzia l’oggettiva inadeguatezza di ogni sforzo repressivo, spetterà al legislatore valutare se, in un contesto di più ampio respiro (ipotizziamo, almeno, europeo, in quanto parliamo di un mercato oramai unitario anche nel settore degli stupefacenti) sia opportuna una depenalizzazione della materia.

L’invito della magistratura è limpido e diretto: depenalizzare. La situazione nel mondo è controversa e in continua e repentina evoluzione. Recentemente negli Stati Uniti la cannabis è stata legalizzata in numerosi stati, in due dei quali (Washington e Colorado) anche a scopo ricreativo. Al di là della questione morale sull’uso o meno della cannabis a scopo ricreativo, è oramai ipocrita pensare che l’uso di cannabis sia peggiore dell’uso del tabacco, per non parlare dell’uso di sostanze alcoliche.

Per i risultati sulla legalizzazione negli Stati Uniti è ancora presto per tirare delle somme visto che è un mercato nuovo e deve ancora stabilizzarsi. C’è da dire che è tutto un indotto quello che si va a creare, a partire dai produttori che dalla pianta possono ricavare anche fibre tessili e oli combustibili, oltre che le infiorescenze. Inoltre il prodotto di scarto della lavorazione può essere usato come mangime per animali o come concime per le piante. Un perfetto concorrente per i derivati del petrolio, con la differenza che gli scarti non inquinano. Un indotto che creerebbe nuovi posti di lavoro e occupazione.

In Parlamento è stato depositata una proposta di legge per la depenalizzazione della cannabis firmata da 294 deputati. Un’adesione trasversale che vede come primo firmatario Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli affari esteri del Governo Renzi. Della Vedova ha chiarito in una lettera gli intenti di questo disegno di legge, rispondendo a delle accuse di “inefficacia economica” del processo di legalizzazione. Il punto è che depenalizzare soltanto per fare cassa sarebbe un grosso errore perché si strozzerebbe un mercato appena nato, ma il percorso parlamentare è lungo e ora è prematuro fare previsioni.

Naturalmente non sono mancati i detrattori, ovviamente in malafede per ignoranza e/o per scopi elettorali.

Giorgia Meloni

Fa sorridere questo post sempliciotto della deputata di Fratelli d’Italia: cita dati, parla di disoccupazione e si commenta da solo…

 

Immagine: Vaporizers

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