Il silenzio (mancato)

Ho scelto un campo di studi infame, quello delle scienze politiche. Man mano che il mio percorso universitario proseguiva e progrediva, mi sono accorto di questo fatto: studiare scienze politiche (ma lo stesso discorso può valere anche per altri campi simili, ad esempio l’economia) significa, sostanzialmente, studiare l’attualità, cercare di migliorare la propria comprensione del reale, del mondo che ci circonda, non solo la politica in senso stretto.

L’infamità di questa scelta sta nel fatto che ti porta ad occuparti di questioni che toccano tutti, non solamente te e la cerchia dei tuoi colleghi. Sì, certo, tu magari segui con più attenzione le notizie, vai più in profondità e dedichi loro maggiore attenzione, ma non sei l’unico che ne viene toccato, perché la politica (in senso lato, ma pure in senso stretto, in questo caso) condiziona, direttamente o meno, la vita di tutti coloro che vivono in una determinata comunità.

Ciò ha una conseguenza: che tutti si sentono in diritto di parlarne e di esprimere la propria opinione a riguardo. E vi dirò, fino a qui è tutto giusto, ogni individuo ha diritto alla propria opinione personale e ha diritto ad esprimerla nei modi e nei tempi che sono a lui più congeniali (si potrebbe parlare per ore di dove finisca la libertà di opinione e inizi, per esempio, l’insulto, ma non è su questo che voglio soffermarmi, e mi limito dunque a rimandarvi alla prima pagina di Libero di sabato mattina per farvi un’idea).

Ecco, poi però c’è un “ma”, ed è un “ma” grande come una casa: tutti hanno diritto di esprimere la propria opinione, MA esprimere la propria opinione non significa necessariamente avere una conoscenza approfondita dell’argomento che si sta trattando e una cognizione di causa tale da far sì che le proprie parole abbiano autorevolezza.

Questo è il punto: io posso dare, ad esempio, un giudizio estetico sul lavoro di un architetto e dire che il palazzo che ha costruito non mi piace o deturpa l’ambiente, ma non mi permetterò mai di criticare la struttura del palazzo in questione; posso ritenere eticamente sbagliato che un avvocato accetti di difendere un pluriomicida, ma non ho le competenze giuridiche per dire se quell’avvocato sta facendo bene o male il suo lavoro. Ecco, per me, per noi, non è così, e gli eventi tragici di Parigi lo dimostrano ancora una volta, con l’ausilio formidabile di quell’immondezzaio che sanno diventare, a volte, i social network, dove anche l’ultimo degli stronzi ha da dire la sua. Sì, perché Ultimo Degli Stronzi sa come si sconfigge l’ISIS, LUI LO SA, così come sa quali sono le tasse da togliere, sa quali sono i politici corrotti (ma tutti, ovviamente, è chiaro, no?), sa che l’OMS si scaglia contro le carni rosse perché è in combutta con le lobby vegane e sa pure fare il caffè “co’ ‘a recetta ch’a Cicirinella compagno di cella ci ha dato mammà”.

E poco importa se Ultimo Degli Stronzi fa il carpentiere, l’ingegnere, il postino, il dentista, l’estetista o il pilota di formula 1, poco importa se non è in grado di valutare l’accuratezza delle fonti e, nonostante sia stata smontata da tre anni, crede ancora alla bufala del senatore Cirenga che regala miliardi ai parlamentari, poco importa, perché lui sa che dopo venerdì sera bisogna chiudere le frontiere come in Francia, seguire Putin qualunque cosa faccia, perché ha le palle, lui, magari anche trovare un uomo forte nostrano e che “faccia pulizia”, sa che bisogna bombardare l’ISIS, chiudere le moschee e mandarli via tutti a calci in culo, quelli un po’ troppo scuri, dal kebabbaro egiziano a Carlo Conti, ché non si sa mai, e lo sa perché ha letto il tweet del cognato della cugina di quell’amico delle superiori che citava la Fallaci e quindi lui lo sa che si fa così, e te lo dice.

Ma Ultimo Degli Stronzi, poi, sa anche essere sensibile e terzomondista, nonostante non sappia manco scriverlo “terzomondista”, e ti ricorda che la gente non muore solo in Francia, ma anche in Libano, in Siria, in Palestina, e che brutta quella strage di studenti in Kenya, però-i-giornali-questo-non-lo-dicono; e certo, ha ragione, un atto terroristico è orrendo ovunque, ma per Ultimo Degli Stronzi non ha importanza se la strage di studenti in Kenya è avvenuta ad aprile e non questo weekend e lui ad aprile “guardava i gattini su Facebook e tutto questo Ultimo non lo sa” (De Gregori, perdonami!), perché lui sa che i media dovevano parlarne ieri comunque; e certo, ha ragione, la vita umana ha lo stesso valore in ogni parte del mondo, ma per lui non ha importanza se una strage di civili a Parigi, nel cuore d’Europa, risulta SIMBOLICAMENTE molto più devastante perché colpisce la “civiltà Occidentale” dove si sente più sicura; lui non lo capisce questo, ma sa che deve indignarsi e che devi farlo anche tu, altrimenti sei schiavo del sistema, anche se magari te ne indignavi già dieci anni fa.

A questo punto, voglio rivelarvi un segreto: Ultimo Degli Stronzi è un nome fittizio (o almeno lo spero tanto, porello). Anzi, vi dirò di più: tutti noi, ogni tanto, siamo stati e saremo Ultimo Degli Stronzi, perché gli scivoloni li facciamo tutti, quando entriamo in terreni che non ci sono familiari. Quindi va bene, mettiamoci la bandiera francese nella foto profilo come ci siamo messi quella arcobaleno, #prayforParis tutti insieme e piangiamo per questa immane tragedia, perché avere paura è anche legittimo, ma per oggi e per il futuro, mi sento di dare un consiglio che, credo, dovremmo seguire tutti più spesso, si tratti di politica, cucina, economia o cinema:

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